|
__La formazione del reflector è assai complessa, basti
soltanto pensare che questo specialista deve stare ad ascoltare
una persona che parla di sé, rimanere davanti a lei, durante i
silenzi e le manifestazioni delle sue resistenze. L'iter formativo
del reflector prevede uno svolgimento progressivo tra gratificazioni
e frustrazioni, finché non si perviene a un equilibrio e una maturazione
personali.
__Al reflector è richiesto di studiare,
esplorare, scoprire e conoscere se stesso, vincere gli impacci,
ogni pigrizia espressiva, i sensi di disagio, resistenza o smarrimento
nell'utilizzare ogni semiotica per stimolare l'altro alla riflessione.
Egli deve far propri alcuni atteggiamenti mimici, gestuali, posturali…
deve saper usare alcuni vocaboli in particolare, per indirizzarli
all'altro con dovizia e coerenza, conoscere o riconquistare e
utilizzare ogni segnale informatore utile a indurre la persona
a scoprire i conflitti, gli impulsi, le proprie difese e motivazioni.
Quello del reflector è senza dubbio uno dei più difficili percorsi
formativi.
__ L'aiuto alla riflessione che questo
specialista deve saper favorire si fonda su una varietà di atti
con significato comunicante, lemmi dichiarativi, che si basano
sui principi di agevolare, facilitare, aiutare, favorire, promuovere,
suscitare, ecc. (in opposizione a incoraggiare, giudicare, criticare,
incitare, spiegare…), su un'idonea tonematica dialogica e una
ricca linguistica funzionale e su movimenti per i quali gli viene
richiesta abilità nell'esprimersi con un'idonea semiologia corporea
e una indispensabile scenografia espressiva.
__ Tanti altri atti comunicativi necessari per un intervento
di aiuto, trovano ausilio nelle diverse polarizzazioni nello spazio,
nel dinamismo e orientamento del gesto, nell'utilizzo di lemmi
con connotazioni associativo-simboliche. Differenti valori simbolici
espressi dalla localizzazione topologica e dalle associazioni
che possono essere fatte per ciascuna delle parole che la definiscono,
evitando la tendenza a valutarle solo sulla base dell'interpretazione
letterale.
Le sollecitazioni attraverso le diverse polarizzazioni nello spazio
si richiamano ad alto, basso, sinistra, destra, alto/sinistra,
alto/destra, basso/sinistra, basso/destra e ai rispettivi simboli
tipici: sole, quercia, seme…, fango, abisso, catene…, foresta,
caverna, chiave…, città, strada, torcia…, ape, Magna Mater, campana…,
estate, fiume, freccia…, tramonto, inverno, drago…, sangue, mostro,
mulo…
__ Al simbolismo delle polarità che
consente di suggerire i significati di un'idea connessa con l'immagine
originaria, concetto proprio dell'amplificazione junghiana che
permette collegamenti culturali, universali o archetipici, si
sommano le connotazioni associative verbali. All'atto comunicativo
di un movimento verso l'alto, potranno essere altrimenti associate
le parole "su", oppure "alto", "elevato", che il reflector utilizzerà
per stimolare il soggetto a preziosi approfondimenti e che dovranno
servire - come ogni altro atto comunicativo - a un approccio dinamico
indispensabile per offrirgli l'opportunità di analizzare il proprio
percorso di vita, riconoscere e mettere in discussione l'idea
che può avere di sé, cercare una comprensione nuova e individuare
un cambiamento di direzione. In riferimento all'alto, per esempio,
le connotazioni associative verbali, possono essere: "progressione",
"cambiamento", "dinamico"…, al basso, "inibizione", "debolezza",
"apatia"…
__ Nell'aiuto alla persona si ricorre
a tutti quegli atti comunicativi che la agevolano nel "volgersi
indietro", per ritrovare i ricordi del passato, gli oggetti che
parlano di lei, facilitando così la lettura e l'elaborazione interpretativa
delle immagini di sé.
__ Il reflector deve padroneggiare
tutti quei comportamenti, quelle qualificazioni espressive o fenomeni
d'influenza grazie ai quali può suscitare nell'individuo il desiderio
di analizzare ciò che lo definisce. Tra questi non possono mancare
quelli derivati dal dinamismo e dall'orientamento del movimento,
con i loro simboli tipici e le loro connotazioni associative.
Un parlare agli altri attraverso la definizione nello spazio vuoto
di tracce figurative tra cui il punto, luogo di congiunzione,
di incrocio di due coordinate, ascisse e ordinate, e altri diversi
andamenti, compenetrazioni, espansioni e direzioni.
__ E proprio dal punto che è la
cellula originaria, il principio, la polarità, la centralità,
l'imperativo statico della nostra esistenza muovono le dita o
le mani del reflector. Il punto, simbolo della quiete dinamica,
espressione e rappresentazione cosmogonica, può venire indicato
col dito indice esposto o con la mano aperta, con il palmo leggermente
inclinato o roteato a destra. Questi principi informatori originano
i tanti altri dinamismi circolari e lineari retti e, tra questi,
il punto come indicatore del centro nella figurazione del cerchio
(punto originario) e il cerchio, descritto con il movimento della
mano - dito indice esposto - che offre un'impressione del carattere
motorio e che, nel chiudersi, viene sostituito da un concetto
di perfetta quiete, di perfezione, di illuminazione.
__ Le mani del reflector hanno una
grande abilità espositiva e continuando nelle loro dimostrazioni
tracciano in campo vuoto onde circolari, figurando come il punto
cosmicogonico-originario si espande, cresce in progressione. Da
un primo cerchio piccolo, con un punto al centro (punto originario),
seguono più cerchi in progressione di grandezza crescente dall'interno
all'esterno, secondo uno schema di irradiazione energetica. Con
il dito indice esposto può venire tracciata una spirale centripeta,
che muove dall'esterno verso l'interno per raggiungere il punto
originario, un impulso, una stratificazione che caratterizza il
rapporto tra l'esterno e l'interno; oppure una spirale destra
la cui crescita è irradiante dal centro (punto originario) con
andamento centrifugo a destra, a dimostrazione di un impulso progressivo
in combinazione corporeo-spaziale; una stratificazione che definisce
il rapporto tra l'interno e l'esterno a destra.
__ In termini opposti si agisce per
la spirale sinistra.
__ L'intreccio rappresenta una compenetrazione
di "linee" che muovono dal punto per spostarsi in varie direzioni
nello spazio vuoto.
I movimenti curvilinei, realizzati con il dito indice esposto,
senza eccessivi spostamenti a destra o a sinistra, se figurano
ghirlande e festoni, parlano di apertura, di cortesia, bontà,
dolcezza… sono conferme di generosità, comprensione… Se sono ad
arcate, sostengono la scarsa naturalezza e spontaneità, il voler
fare bella mostra di sé e di apparire, come pure prudenza, nascondimento,
diffidenza…
__ Altri atti comunicativi si realizzano
anche per mezzo di movimenti lineari retti.
__ I movimenti verticali vengono
effettuati con il dito o con la mano semi-aperta, esposta con
palmo orientato a sinistra, dall'alto verso il basso ben oltre
l'ascissa; essi richiamano al ritegno e riserbo nella manifestazione
dei propri sentimenti, al controllo degli istinti, a riservatezza,
riflessività, prudenza… I movimenti aderenti alla linea orizzontale,
sono eseguiti dal reflector con la mano semi-aperta a partire
da un punto estremo a sinistra per muovere verso destra seguendo
l'ordinata e proseguendo ben oltre l'ascissa, per specificare
una collaborazione esente da invadenze, accettazione di idee corrispondenti
alla realtà, compostezza… I movimenti verticali realizzati con
il dito indice esposto in avanti, se in estensione dal centro
verso il basso, annunciano accentuazione della praticità, pessimismo
per idealismi…; se in estensione dal centro verso l'alto, sensibilità
per ideali, esaltabilità, idealizzazione degli affetti, eccessi
dell'attività della fantasia… I movimenti ascendenti sono realizzati
con la mano semi-aperta a partire da un punto estremo a sinistra
per muovere verso destra con un lancio ascendente rispetto all'ascissa
e stimolano forme di intraprendenza, iniziative innovatrici, ottimismo…
I movimenti discendenti, effettuati con la mano semi-aperta a
partire da un punto estremo a sinistra sulla linea per muovere
verso destra con un lancio discendente rispetto all'ascissa, comunicano
o apostrofano la soccombenza, il pessimismo, l'indebolimento delle
difese volitive…
I movimenti discendenti, effettuati con la mano semi-aperta a
partire da un punto estremo a sinistra sulla linea per muovere
verso destra con un lancio discendente rispetto all'ascissa, comunicano
o apostrofano la soccombenza, il pessimismo, l'indebolimento delle
difese volitive… I movimenti trasversali realizzati con lanci
della mano semi-aperta e il dito indice leggermente esposto, se
orientati a sinistra, partono da destra al disotto dell'ascissa
verso l'alto a sinistra al di sopra dell'ascissa e connotano o
confermano la contraddizione, il blocco delle esuberanze, il ripiegamento
su se stessi…; se orientati a destra, partono da sinistra dal
di sotto dell'ascissa verso l'alto a destra al di sopra dell'ascissa
e connotano calore, cordialità, tendenza in avanti…
__ La capacità professionale del
reflector deriva dall'esperienza culturale; tutti coloro che intraprendono
un percorso formativo per divenire reflector devono possedere
un diploma universitario specialistico ed essere preparati ed
educati in modo soddisfacente a realizzare, con ogni modalità
espressiva e competenza, gli stimoli alla riflessione occorrenti
nella dinamica relazionale con ogni persona.
__ A tali abilità stimolatorie si
aggiunge in particolare il decisivo, eppur difficile, saper resistere
al furor sanandi, riuscire a trattenersi, esercitare un controllo
sull'impulso di fare o dire qualcosa, fornire chiarimenti, ricordare
o sottolineare e porre domande all'altro, spinti dal desiderio
di guarire.
__ Il reflector, nello svolgere la
sua professione può seguire un singolo, una coppia, una famiglia,
un gruppo, contribuire alla soluzione di problemi riguardanti
rapporti interpersonali e sociali, offrire aiuto per mezzo di
"sportelli di ascolto", suscitare occasioni di riflessione a un
pubblico vasto e soddisfare con ciò la necessità di un rinnovamento
sociale.
__ In ciascuna di queste situazioni,
ovviamente, l'intervento di aiuto è assai diverso. Il primo contatto
per un intervento condotto nel proprio studio professionale avviene
quasi sempre per telefono con la richiesta di un appuntamento;
la telefonata non deve essere filtrata dalla segretaria, ma ciò
non si può garantire se si è impegnati in "sportelli di ascolto"
e con gruppi in contesti pubblici.
Segue poi l'accoglienza nello studio, un incontro, un momento
di notevole importanza che implica il trovarsi di fronte a qualcuno.
Il reflector deve accogliere personalmente chi si presenta a lui;
per tale compito non può infatti delegare alcun assistente, sia
pure disponibile, cortese, cordiale e premuroso. "Essere accolti
di persona…", è una dimostrazione di disponibilità e interesse
su cui possono intessersi stima e fiducia.
__ Il primo incontro prende il via
con le presentazioni, ovvero da quel preciso istante in cui si
dichiarano i nomi e si struttura quella unità minima di interazione,
sancita dal dare la mano. Con tale atto si ha una promozione interattiva,
una intenzione comunicativa; si invia un messaggio che promuove
l'interpretazione dei legami, che accoglie e genera la risposta
conseguente. Si tratta di un momento delicato in cui il reflector
deve saper ricorrere sapientemente alle proprie doti di tolleranza,
socievolezza e cordialità (Pesci, 2004).
__ La persona, comunque, non viene
invitata a distendersi su un divano in penombra né lo specialista
si siede dietro di lei per non far vedere le sue reazioni. Lo
studio del reflector non richiede né oscurità né un divano, ma
prevede la presenza di un tavolo di cristallo trasparente per
poter inviare i messaggi della grammatica semiotica con cui stimolare
il soggetto.
__ Una diversa situazione d'ambiente
si ha invece nelle occasioni in cui ci si rivolge al gruppo, e
in cui ogni azione del singolo si ripercuote sugli altri, facendogli
prendere coscienza del suo comportamento in società e permettendogli
di rendersi conto dei lati positivi e negativi della sua personalità
fino a far affiorare in superficie certe difficoltà interiori
di cui non aveva coscienza. Tale modalità si è rivelata molto
efficace sia nell'operare con il gruppo di poche unità che con
platee.
__ Gli incontri nello studio del
reflector sono due per settimana per una durata di cinquanta minuti
ciascuno; una continuità che deve rimanere costante se non si
vuole che un tempo più lungo possa far supporre un particolare
interesse e se più breve, noia e rifiuto.
Anche l'ambiente in cui ha luogo l'incontro è bene che rimanga
lo stesso, senza apportare cambiamenti alle infrastrutture. A
queste attenzioni si aggiunge l'obbligo del reflector di non parlare
di sé, della propria vita e delle proprie idee, di non intervenire
in aiuto a soggetti conosciuti prima e di evitare rapporti con
la persona al di fuori del setting.
__Il reflector fin dall'inizio dovrà provvedere a definire
il contratto che comprende la definizione degli orari e degli
incontri, del periodo e della durata delle vacanze, degli onorari
che in genere debbono essere corrisposti almeno una volta al mese,
con l'obbligo di pagare gli incontri mancati, salvo quelli saltati
per cause di forza maggiore e previo avviso.
__ A rendere speciale la condizione del reflector è il
fatto che egli mette in atto un metodo che facilita la riflessione
fino a realizzare una riduzione delle ansie e delle sofferenze,
una spinta all'azione, una maggiore fiducia, un cambiamento, un
miglioramento delle capacità critiche e una maturazione della
vita psicologica o della personalità.
(Alcuni contenuti sono stati esposti durante le interviste rilasciate
a Gianluca Mattei (Corriere della Sera 30.01.2005), a Paola Pastacaldi
(settimanale CHI 15.02.2005) e Stefania Rossotti (settimanale Grazia
01.03.2005).
|