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__Stare in relazione
con una persona che deve essere aiutata a intraprendere un percorso
esplorativo, vincere le resistenze, parlare di sé, esporre ogni
sua elaborazione e analisi per scoprire progressivamente e confrontarsi
con i propri conflitti, i propri impulsi, le proprie difese e motivazioni
per la conquista di una personale maturazione e un conseguente equilibrio,
richiede una provata capacità professionale quale è quella del reflector.
Questi, sostanziato dai principi del metodo Reflecting, è in grado
di esprimerla in ogni occasione di dinamica relazionale, non solo
con singole persone, ma con coppie, famiglie, gruppi, all'interno
di un setting, contribuendo così alla soluzione dei problemi
riguardanti i rapporti interpersonali e sociali.
__Il reflector si propone di aiutare
e facilitare la riflessione e nel perseguire con abilità e disponibilità
l'obiettivo, si avvale di ogni segnale comunicazionale tonematico
e scenografico-espressivo. Egli, sapendo distinguere le varie funzioni
delle singole parole, degli effetti timbrici e ritmici, impiegando
consapevolmente e in modo mirato le voci verbali, conoscendo gli
effetti delle interiezioni e delle locuzioni, utilizza questi stimoli
con sensibilità, così come si serve della lingua dello sguardo,
del corredo dei segnali facciali, di tutti i medium parlanti, compresi
i silenzi e ogni gesto illustratore.
Atti comunicativi a cui si aggiungono gesti orientati in diverse
polarizzazioni, che consentono di stimolare i significati di un'idea
connessa con l'immagine originaria e che permettono collegamenti
culturali, universali o archetipici. Per questo, secondo una precisa
strategia del Reflecting e una scelta di principio e di metodo,
tra gli arredi del setting è necessario il tavolo di cristallo,
un cristallo maieutico indispensabile in una relazione vis à vis,
per avere l'occasione di inviare e far giungere alla persona segnali
informatori e sollecitatori silenziosi.
Esso permette di veicolare dialetticamente tutti i codici semiologici,
e, oltre alle frasi costruite con le parole, utilizzare quella lingua
che si connota con i privilegi del movimento del corpo nello spazio,
del gesto, della mimica, particolarmente capaci di esercitare su
chi ascolta l'effetto desiderato.
Il tavolo di cristallo, simbolo di alleanza e di amicizia, trasparente,
permette al reflector di veicolare con maggiore impressione ogni
segnale-stimolo e farlo giungere alla persona per aiutarla a
"volgersi dentro e indietro", percorrere un passato nel quale può
ritrovare i ricordi, vincere ogni pigrizia elaborativa, approfondire,
esplorare il proprio mondo, scoprire i conflitti, gli impulsi, le
proprie difese e motivazioni, comunicare i risultati delle esplorazioni,
facilitare la lettura e l'elaborazione interpretativa delle immagini
di sé, conoscere se stessa.
__Con un'illuminazione ad hoc che ne
esalta ancora di più la trasparenza, il tavolo di cristallo permette
al lessico delle espressioni poliritimiche e polidinamiche di trasmettere,
propagare e far rifluire gli effetti-segnale fino a renderli efficaci
e favorire l'aiuto a far emergere in superficie, dalle spazialità
labirintiche del profondo mare interiore, i capolavori dell'anima
ripescati, per apprezzarli a quote diverse, esporli e restaurarli.
__Non più dunque barriera nella relazione,
poiché il cristallo ne esalta la fluidità, il tavolo, proprio perché
deve mantenere la trasparenza, non può accogliere nessun tipo di
accessorio, come fogli, lettere, foto, ecc.
__È in questo setting che trova conforto
la nostra disciplina e il reflector vi opera con sistemi strategici
offrendo la possibilità di stimolare nell'altro processi di indagine,
consci e inconsci, comunicanti il proprio modo di essere, di esprimersi
e riferire di sé. (Per un approfondimento cfr. G.Pesci, Il tavolo
di cristallo, edizioni Magi, Roma 2008) |
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