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__La comunicazione a cui ci riferiamo non si intende limitata
allo schema fornito dalla "teoria classica della comunicazione",
devono infatti essere attentamente considerati i fattori di intenzionalità
e volontà che sono insiti nel comunicare. Si tratta di caratteristiche
dell'emittente che per essere comunicativo dovrà saper scegliere
liberamente tra vari comportamenti da attuare, parole da pronunciare,
intonazioni da impostare, oltre che avvertire il senso di coinvolgimento
e partecipazione al processo comunicativo. In questo senso la
nozione di comunicazione assume un significato più ampio che sfiora
l'ambito della socializzazione; comunicare è infatti la principale
modalità attraverso cui si acquista la conoscenza di noi stessi
e di ciò che ci sta attorno, è un importante mezzo di confronto
che necessita del dosaggio di numerose e diverse abilità oltre
all'acquisizione della capacità di osservare, comprendere, lasciare
tempo e spazio al proprio interlocutore. Una tale complessità
spiega perché lo sviluppo comunicativo nell'individuo ha spesso
la durata di tutta una vita pur iniziando assai precocemente.
La competenza lessicale e sintattica basilare risulta già padroneggiata
intorno ai 3 anni, mentre l'uso di regole morfo-sintattiche, l'attenzione
alla grammatica del discorso, la capacità di produrre e capire,
di individuare e risolvere la complessità di alcuni significati,
di accompagnare il proprio messaggio con un tono e una conseguente
gestualità, sono tutte abilità che richiedono tempo per verificarsi
e appaiono strettamente collegate al progredire delle strategie
cognitive e all'ampliarsi delle esperienze. Dunque la competenza
comunicativa è legata alla nostra capacità di trasmissione dei
significati integrando il corretto utilizzo di linguaggio verbale,
espressioni mimiche, gestuali, posturali e prossemiche. Lo sviluppo
di quella che viene chiamata competenza comunicativa raggiunge
il suo apice nella conduzione del metodo Reflecting, in particolare
nell'atto di produrre nell'interlocutore effetti comunicazionali
idonei a stimolarne la riflessione. Il Reflector, in quanto specialista
del metodo Reflecting, non dà opinioni, non dispensa consigli,
né illustra punti di vista, non dà informazioni e ancor meno insegnamenti
di vita, egli ha l'esclusiva funzione di aiutare l'altro a riflettere,
a guardare dentro di sé, a stare in relazione con se stesso. Il
Reflector si caratterizza per la sua capacità di stare in ascolto,
di dare importanza ad ogni elemento della vasta dinamica comunicazionale,
un'attenzione e una abilità all'interazione che fa del Reflector
un ottimo comunicatore. Comunicare deriva dal latino "communico",
che significa mettere in comune, dividere, condividere e, in forma
antecedente deriva da "cum moenia" che conferisce al vocabolo
un significato anche più profondo. Comunicare è interagire, stabilire
un legame, riuscire a trasmettere, con espressioni silenti o verbali,
messaggi coordinati e dotati di senso. Una competenza comunicativa,
quella del Reflector, che si manifesta attraverso l'uso appropriato
di tutti i segnali, compresi i segnali di disturbo come omissioni,
ripetizioni, suoni incoerenti, balbettii o sospensioni di frase,
oltre che ritmi, enfasi, riso, variazioni tonematiche, esercizi
pausativi e silenzi. La dinamica comunicazionale del metodo Reflecting
invita ad essere sollecitatori e al tempo stesso pronti ad ascoltare,
senza formulare giudizi, quasi lasciando spazio, nell'interlocutore,
ad una sorta di "pensiero senza pensiero", libero, senza inibizioni;
Chi è disposto all'ascolto non è colui che sente, ma colui che
è interessato a comprendere ciò che l'altro è intento a comunicare.
Il Reflector è un ascoltatore capace di sopire le considerazioni
che derivano dal proprio sistema di valori, dai propri stereotipi
e dal proprio mondo super-egoico, è colui che sceglie di ascoltare
con spirito speculativo discreto e finalizzato e che possiede
per questo volontà di comprensione, rispetto, coraggio e sincerità.
La complessità dell'essere uomo si rivela spesso assai duramente,
in tutta la sua profondità, tanto da spingerci a cercare di acquisire
un personale equilibrio. Il Reflecting risponde a questa esigenza
dell'individuo di trovare, come attraverso la catarsi della tragedia
greca, un bilanciamento tra il dionisiaco e l'apollineo, aprendo
le porte al conforto e scoprendo in noi una nuova forza di crescere.
Da "Rivista Pedagogia Clinica n°7 Gennaio-Giugno 2003"
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