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DINAMICA COMUNICAZIONALE
Elena Gaiffi

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La comunicazione a cui ci riferiamo non si intende limitata allo schema fornito dalla "teoria classica della comunicazione", devono infatti essere attentamente considerati i fattori di intenzionalità e volontà che sono insiti nel comunicare. Si tratta di caratteristiche dell'emittente che per essere comunicativo dovrà saper scegliere liberamente tra vari comportamenti da attuare, parole da pronunciare, intonazioni da impostare, oltre che avvertire il senso di coinvolgimento e partecipazione al processo comunicativo. In questo senso la nozione di comunicazione assume un significato più ampio che sfiora l'ambito della socializzazione; comunicare è infatti la principale modalità attraverso cui si acquista la conoscenza di noi stessi e di ciò che ci sta attorno, è un importante mezzo di confronto che necessita del dosaggio di numerose e diverse abilità oltre all'acquisizione della capacità di osservare, comprendere, lasciare tempo e spazio al proprio interlocutore. Una tale complessità spiega perché lo sviluppo comunicativo nell'individuo ha spesso la durata di tutta una vita pur iniziando assai precocemente. La competenza lessicale e sintattica basilare risulta già padroneggiata intorno ai 3 anni, mentre l'uso di regole morfo-sintattiche, l'attenzione alla grammatica del discorso, la capacità di produrre e capire, di individuare e risolvere la complessità di alcuni significati, di accompagnare il proprio messaggio con un tono e una conseguente gestualità, sono tutte abilità che richiedono tempo per verificarsi e appaiono strettamente collegate al progredire delle strategie cognitive e all'ampliarsi delle esperienze. Dunque la competenza comunicativa è legata alla nostra capacità di trasmissione dei significati integrando il corretto utilizzo di linguaggio verbale, espressioni mimiche, gestuali, posturali e prossemiche. Lo sviluppo di quella che viene chiamata competenza comunicativa raggiunge il suo apice nella conduzione del metodo Reflecting, in particolare nell'atto di produrre nell'interlocutore effetti comunicazionali idonei a stimolarne la riflessione. Il Reflector, in quanto specialista del metodo Reflecting, non dà opinioni, non dispensa consigli, né illustra punti di vista, non dà informazioni e ancor meno insegnamenti di vita, egli ha l'esclusiva funzione di aiutare l'altro a riflettere, a guardare dentro di sé, a stare in relazione con se stesso. Il Reflector si caratterizza per la sua capacità di stare in ascolto, di dare importanza ad ogni elemento della vasta dinamica comunicazionale, un'attenzione e una abilità all'interazione che fa del Reflector un ottimo comunicatore. Comunicare deriva dal latino "communico", che significa mettere in comune, dividere, condividere e, in forma antecedente deriva da "cum moenia" che conferisce al vocabolo un significato anche più profondo. Comunicare è interagire, stabilire un legame, riuscire a trasmettere, con espressioni silenti o verbali, messaggi coordinati e dotati di senso. Una competenza comunicativa, quella del Reflector, che si manifesta attraverso l'uso appropriato di tutti i segnali, compresi i segnali di disturbo come omissioni, ripetizioni, suoni incoerenti, balbettii o sospensioni di frase, oltre che ritmi, enfasi, riso, variazioni tonematiche, esercizi pausativi e silenzi. La dinamica comunicazionale del metodo Reflecting invita ad essere sollecitatori e al tempo stesso pronti ad ascoltare, senza formulare giudizi, quasi lasciando spazio, nell'interlocutore, ad una sorta di "pensiero senza pensiero", libero, senza inibizioni; Chi è disposto all'ascolto non è colui che sente, ma colui che è interessato a comprendere ciò che l'altro è intento a comunicare. Il Reflector è un ascoltatore capace di sopire le considerazioni che derivano dal proprio sistema di valori, dai propri stereotipi e dal proprio mondo super-egoico, è colui che sceglie di ascoltare con spirito speculativo discreto e finalizzato e che possiede per questo volontà di comprensione, rispetto, coraggio e sincerità. La complessità dell'essere uomo si rivela spesso assai duramente, in tutta la sua profondità, tanto da spingerci a cercare di acquisire un personale equilibrio. Il Reflecting risponde a questa esigenza dell'individuo di trovare, come attraverso la catarsi della tragedia greca, un bilanciamento tra il dionisiaco e l'apollineo, aprendo le porte al conforto e scoprendo in noi una nuova forza di crescere.

Da "Rivista Pedagogia Clinica n°7 Gennaio-Giugno 2003"
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