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IL REFLECTING NELLO SPORT
Antonio Viviani


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Nel 2003 ho partecipato in qualità di formatore ai corsi (provinciali e regionali), organizzati dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio, per allenatori delle Scuole Calcio. Questo mi ha permesso di entrare in contatto con il mondo dello sport, con una modalità diversa rispetto ad una visione che si può avere dall'esterno, consentendomi di scoprire nuove situazioni, contesti, necessità peculiari e significative in termini educativi e relazionali.
__L'incarico offertomi dal Responsabile della FIGC di Grosseto era quello di "insegnare" ad educare (!) con il calcio: in teoria avrei dovuto svolgere alcune "lezioni" ai partecipanti su quale dovesse essere la figura dell'allenatore, la sua gestione dei rapporti con i dirigenti ed i genitori dei giovani calciatori, il rapporto con gli arbitri. Inoltre avrei dovuto provvedere a "spiegare" lo sviluppo motivazionale, che cosa fosse l'agonismo e l'aggressività. Infine "far capire" come gestire il gruppo attraverso una "giusta" comunicazione, che cosa fosse lo stress e "come ci si difende dall'ansia", come "far apprendere" e con quali modalità stimolare la creatività nei giovani calciatori.
__Tutto inequivocabilmente molto interessante e … apparentemente "logico e corretto". Il Corso prevedeva anche un manualetto, che sarebbe stato consegnato loro dagli organizzatori e che "spiegava" tutti gli argomenti da me sopra esplicitati.
__Ho pensato di non insegnare ai corsisti, di non utilizzare una formula didattica che si basasse su un approccio "ex-cathedra". Ho voluto invece preparare del materiale che consentisse agli astanti di essere attivi, produttivi nella partecipazione, di intervenire e non subire la presenza dello specialista.
__Per raggiungere tali obiettivi mi sono servito di:
un ascolto attento dei bisogni che mi esplicitava il Responsabile della Federazione;
delle mie risorse personali e professionali;
del testo in dotazione a loro, affinché tutto avesse una coesione generale d'intenti ed anche per evincere alcuni spunti adatti alla riflessione.
__Ecco com'è nato il primo corso per allenatori a cui ho applicato il Metodo Reflecting.
__Mi sono costruito così una serie di "sollecitatori alla riflessione", brevi frasi, scritte con colori diversi, che promuovevano un impulso alle esplicitazioni dei frequentanti. In quell'occasione utilizzai come sollecitatori dei lucidi su lavagna luminosa che permisero ai presenti un coinvolgimento vivace ed interessato. Nessuno ricevette il giudizio, nè fu consigliato o tantomeno direzionato. Il mio ruolo fu quello di agevolare, facilitare e mediare i vari interventi (v. Manuale….), aiutare a sostare su un elemento che poteva essere particolarmente stimolante ed invitante per eventuali approfondimenti. Erano loro che divenivano i veri protagonisti dell'evento, senza che lo specialista "salisse in cattedra" e dirigesse i lavori. Si sentivano a loro agio e non vedevano l'ora, dicevano (e si vedeva!), di essere presenti agli incontri successivi e di sollevare dubbi e perplessità che imparavano, da se stessi, a sciogliere attraverso la riflessione, personale e di gruppo, riordinando così le idee, facendo maggiore chiarezza sul loro ruolo professionale, in termini di relazione con le varie componenti di una ipotetica Scuola Calcio. Quasi tutti intervenivano e portavano esperienze, conoscenze, consapevolezze.
__Tra i tanti aspetti ne emergevano alcuni inerenti la poca collaborazione con i genitori, che rischiavano di essere visti e concepiti prevalentemente quali elementi di scontro e conflitto. D'altra parte sui giornali cominciavano ad essere pubblicate notizie di risse in campo tra squadre di allievi e rispettivi genitori. Noi stessi, durante gli incontri, ascoltavamo interventi in cui venivano narrati episodi dove alcuni genitori urlavano offese ed ingiurie contro la squadra avversaria, l'arbitro e persino contro il "proprio" allenatore, "reo" di non aver fatto giocare sufficientemente i propri figli! Abbiamo ascoltato anche allenatori che sentivano genitori che, durante le partite, spronavano i loro figli a gesti violenti contro gli altri bambini!
__I corsi si seguirono nel 2005 per allenatori della regione Toscana e nel 2007 fu organizzato, sempre dalla FIGC di Grosseto, un corso per dirigenti, durante il quale utilizzai anche qui il metodo reflecting. Fu un'altra occasione di sollecitare riflessioni su uno sport che potesse essere più basato sul gioco, sul divertimento, sul rispetto e si tentò di coinvolgere, con le proposte dei nostri progetti, tutte le componenti formative che ruotavano intorno ai giovani calciatori: allenatori, dirigenti e genitori. Spesso le società preferivano investire in accessori sportivi (borse, scarpette e completi griffati) piuttosto che in percorsi di miglioramento delle risorse umane.
__Comunque, intanto, due delle componenti (allenatori e dirigenti) cominciavano ad essere sensibilizzati sul valore educativo dello sport, sull'importanza dell'attività motoria come divertimento e rispetto di sè e dell'altro. Tuttavia le componenti erano ancora distanti, non c'era un luogo dove si potevano incontrare e scambiarsi opinioni, pareri, lanciare proposte. Inoltre mancava ancora all'appello la terza componente formativa: quella dei genitori.

__I progetti di reflecting per le scuole calcio
__Nel 2005 fummo contattati dalla Scuola Calcio "SauroRispescia" di Grosseto per l'attivazione del progetto "Impariamo a comunicare" rivolto ad allenatori, dirigenti e genitori della struttura. Ci chiesero di organizzare un incontro, com'erano soliti fare con altri specialisti: noi ne proponemmo sei. Ne furono accettati tre e non inclusero i genitori per mancanza di "investimento" culturale ed educativo. Comunque iniziammo ad incontrare prima gli allenatori, poi i dirigenti, infine li vedemmo in un incontro plenario per migliorare la vision comune, elicitando così la coesione perlomeno di alcune componenti della Scuola Calcio. In particolare collaborò con noi sino al 2006 il Prof. Amedeo Gabbrielli, responsabile degli allenatori, preparatore atletico diplomato Isef. Egli, condividendo con noi la sensibilità per uno sport rivolto ai bambini basato sulla educazione motoria, sugli aspetti ludici fondò in quell'anno il Circolo dello sport, una nuova e diversa Scuola Calcio, che ha attivato con noi, questo anno, un percorso di riflessione sul tema "Giocare... a calcio", finalmente coinvolgendo anche i genitori. Il reflecting è stato utilizzato in due plessi: presso la Parrocchia del Cottolengo e presso il Campo "Bruno Zauli", entrambe a Grosseto. Sei sono stati gli incontri, con partecipazione sentita da parte di tutte le componenti.
__Tra i nostri sguardi, gestualità e misurate proposte verbali, tutti hanno potuto esprimersi con interesse e motivazione al confronto e pronunciarsi rispetto a tante considerazioni offerte, come ad esempio quelle inerenti:
vittoria / sconfitta
gioco del calcio /calcio
avversario / nemico
essere una squadra
il passaggio della palla quale atto comunicativo-relazionale
rispettare
incitare…tifare…offendere…
__Il reflecting ha aiutato tutti i partecipanti a riflettere sulla violenza, sulla rilevanza della coesione nei messaggi educativi, sull'importanza del saper stare insieme. È emerso quanto i bambini strutturano i loro comportamenti sui modelli educativi offerti loro: "sotto i loro occhi" sarebbero stati negativi e non edificanti atteggiamenti come l'offesa dei genitori all'allenatore, urla e proposte di gesti violenti in campo, richieste dei genitori che invadevano il ruolo dell'allenatore, allenatori che offendevano i piccoli giocatori e che basavano i loro interventi su aspetti meramente tecnici e non sul piacere del gioco.
__Finalmente esisteva un luogo fisico, comune a tutte le componenti "adulte", e che, grazie al reflecting, trovavano motivo di ascolto, attenzione e scambio comunicazionale.
__Ecco, emergeva sempre più chiaramente la sensibile differenza tra "il calcio" e... "il gioco del calcio". Giocare, questo, dovrebbe essere, "il compito" dei piccoli atleti, dei bambini. Non divenire "calciatori", bensì "giocatori di calcio". È chiaro anche quale sia l'enorme pressione mediatica che genitori e bambini da una parte ed allenatori e dirigenti dall'altra, "debbano" sopportare! Andare contro corrente non sempre risulta semplice ma c'è chi ha fatto una scelta netta, chi ha iniziato con coerenza e nettezza d'intenti, preferendo organizzare e gestire strutture sportive "diverse", dove certamente è data importanza a quello sport (anche se poi vedremo che non è vero neppure questo!). Pensate che Il Circolo dello Sport ha iniziato con 5 bambini e nel giro di un anno è passato ad averne 55; ora ne sono iscritti 160. Non sono qui a dire che è stato merito nostro. Non sarebbe vero. Voglio affermare, tuttavia, che battersi per certi valori, verso la progettazione di attività sportive basate sul divertimento al di là del risultato, senza stressor provenienti dall'interno della struttura sportiva né dalla costellazione familiare, favoriscono nel bambino acquisizioni di modelli comportamentali strutturati sul rispetto, l'onestà, lo scambio. Noi li abbiamo stimolati e sostenuti:i nostri progetti andavano nella loro direzione. Si osservi il "diplomino" finale che hanno consegnato a tutti i bambini iscritti alla loro Scuola Calcio: quanto le loro messaggerie sono in sinergia con i nostri stimoli.
__In questo senso, per esempio, qualcosa è stato introdotto dalla FIGC: la stretta di mano tra i piccoli giocatori prima e dopo la gara, stimolare a far giocare tutti i bambini. (v……)Questo, tuttavia, non è certo esaustivo!
__Il nostro ruolo, all'interno del settore giovanile di una Società Sportiva ( non solo quelle relative al Calcio che, si capisce, ha l'effetto maggiormente trainante sulla popolazione giovanile) dovrebbe e potrebbe essere proprio quello di incoraggiare e favorire il riappropriarsi del senso positivo e formativo dell'attività ludica, soprattutto per soggetti minorenni. Una interesse che dovrebbe andare, in modo particolare, verso attenzioni allo sviluppo affettivo, emotivo, cognitivo, intesi come considerazione alla globalità del bambino.
__Ecco allora che le Società Sportive, potrebbero essere sostenute da noi a sviluppare un investimento sulla cultura educativa.
__ Un intervento, quello dello specialista abilitato all'utilizzo del metodo reflecting, che si differenzia da quello di coloro che vorrebbero misurare le competenze, analizzare gli obiettivi, seppur minimi, a breve, medio e lungo termine, controllare le tassonomie degli skills conseguiti. Certamente egli dovrà saper analizzare il contesto in cui egli opera, dimostrando di possedere capacità scopico-diagnostiche, al fine poi di stimolare tutte le risorse umane presenti nella struttura, agevolare gli scambi comunicazionali, spronare l'attivazione di un atteggiamento collaborativi, consentire la soddisfazione di bisogni educativi individualizzati, agire sulla motivazione allo "stare insieme" in modo rispettoso, anche con gli avversari e …che questi non siano più visti come nemici,come invece ancora avviene in qualche società sportiva:lo testimonia questo documento.

__Il reflecting e le attività motorie per anziani
__Abbiamo utilizzato il reflecting in altre occasioni sportive, per esempio con gli anziani.
__Stavolta è la UISP (Unione Italiana Sport per Tutti), sezione Anziani in Movimento che ci ha contattato nel 2005. Il responsabile della UISP Sergio Stefanelli, ha stretto con noi un rapporto di collaborazione. La cooperazione è nata con la richiesta da parte loro di organizzare alcuni convegni nei centri di quartiere, con la finalità di sollecitare gli anziani a svolgere attività in genere, tra cui quelle, diciamo così, "motorie". Ottima proposta, quella di stare a contatto con le persone, che noi abbiamo "colto al volo". Solo che, come ci capita fare, debbo dire, abbastanza spesso, abbiamo "scombinato" i loro piani proponendo tre incontri, uno nel Quartiere Barbatella, gli altri due presso il quartiere Gorarella e Centro. Ogni volta erano presenti un buon numero di anziani e siamo stati con loro ascoltando le loro esigenze, aiutandoli a soffermarsi su alcune affermazioni, proponendo delle riflessioni che essi hanno accolto con interesse e gradita partecipazione. Già la proposta di mettersi in cerchio ha provocato una sollecitazione prossemico-relazionale nuova, che ha suscitato curiosità e possibilità maggiore, a detta loro, di esprimersi. Emergeva così che muoversi significava anche provare piacere, stare bene con se stessi e con gli altri, contribuire ad avere esperienze che possano innalzare il tono dell'umore. Gli anziani dichiaravano un benessere generale purchè le attività motorie a loro proposte non divenissero, come talvolta accadeva, ripetitive e monotone. Affiorava tra le persone anziane il bisogno che la loro associazione ponesse attenzione non tanto agli esercizi, bensì ai contesti relativi all'ambito relazionale: le attività sportive erano per loro un momento di ritrovo, un luogo dove incontrarsi, perché no ridere e scambiarsi idee. Il reflecting ha contribuito a far sì che le persone anziane potessero evidenziareare le loro considerazioni, e alla UISP di prendere in considerazione le richieste che provenivano dagli associati.

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Altri interventi di reflecting applicati allo sport
La nostra presenza è stata poi richiesta per riflettere su altre tematiche inerenti lo sport, con la platea che, in entrambe le occasioni, si è dimostrata piacevolmente sensibile agli impulsi da noi offerti. In questi incontri ci hanno chiesto interventi su:
__ la dispersione sportiva (il fenomeno dell'abbandono di uno sport, dopo poco tempo di frequentazione, da parte dei giovani): qui abbiamo aiutato gli astanti a far emergere l'importanza di evitare allenamenti ripetitivi, gesti "robottizzati" ed invece la necessità di tornare agli aspetti di ben-essere, creatività, gioia ed agio, che dovrebbero essere poi la traduzione prassica della parola "sport";
__ Le Boulch metteva in guardia, già alla fine degli anni '80, sulla tendenza eccessiva e talvolta spasmodica, della prestazione e del risultato: " Questo modo di concepire lo sport - egli diceva - non può non rappresentare un pericolo per lo sviluppo della persona e pone il problema sia della precocità dell'allenamento che quello del suo carattere intensivo".

__la polisportività (la possibilità di conoscere nella pratica sport diversi): un'importante sinergia conoscitiva di tanti gesti che non debbono essere resi meccanici, ma che, invece, se conosciuti nelle loro dimensioni polidinamiche, possono contribuire per i bambini, nei momenti diversificati di aggiustamento-accomodamento, al divertimento, al piacere ed a raggiungere un auto-orientamento, senza che né i genitori né i mass media possano più condizionarne eccessivamente le scelte.

__Per lo sport :i nostri progetti futuri
__Il reflecting, inoltre, viene da noi proposto: nell'attivazione di sportelli di ascolto individuali, all'interno della Società Sportiva (rivolto a tutte le componenti); a squadre composte da atleti che abbiano un'età maggiore di 14 anni, quindi anche di professionisti, per migliorare alcune finalità, come ad esempio: divenire un'equipe; giocare anche per la squadra; migliorare la comunicazione; la possibilità di "leggere" un evento sportivo da partecipare e di rileggere "in gruppo" un evento sportivo già effettuato per evidenziare elementi di criticità e positivizzazioni. È noto quanto sia importante "lo spogliatoio" per il raggiungimento di certi obiettivi e performances, nel senso che se c'è un ambiente ricco di agio, comprensione c'è anche soddisfazione, allegria, gradevolezza nello stare insieme.
__Dell'importanza dell'aspetto relazionale, dell'efficacia sportiva che proviene da contesti ricchi di piacevolezza e ben-essere ne sono state testimonianza alcune dichiarazioni. Alle recenti Olimpiadi il vincitore, italiano, della gara dei 50 km di marcia ha dichiarato "non sono felice perché ho vinto, ho vinto perché sono felice quando corro" ed il vincitore e record-man dei 100 e 200 piani ha più volte ribadito che per correre così scioltamente lui si deve divertire! Deve sentirsi il sorriso addosso e non la sensazione di fatica.
__Questo è lo sport e questo è lo sport che vuole stimolare il reflecting.

__In sintesi
__Un nuovo e più piacevole modo di stare insieme, quello proposto dal metodo reflecting, che suscita nelle persone di ogni età, voglia di esserci, di tornare a stare insieme, di rivedersi, di ascoltare e di essere ascoltati. Un' atmosfera, quella che propone lo specialista abilitato all'utilizzo del metodo reflecting, che richiama alla disponibilità allo scambio, all'accettazione delle narrazioni presentate, a creare le intese.

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