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__Nel 2003 ho partecipato in qualità di formatore ai corsi
(provinciali e regionali), organizzati dalla Federazione Italiana
Giuoco Calcio, per allenatori delle Scuole Calcio. Questo mi ha
permesso di entrare in contatto con il mondo dello sport, con
una modalità diversa rispetto ad una visione che si può avere
dall'esterno, consentendomi di scoprire nuove situazioni, contesti,
necessità peculiari e significative in termini educativi e relazionali.
__L'incarico offertomi dal Responsabile
della FIGC di Grosseto era quello di "insegnare" ad educare (!)
con il calcio: in teoria avrei dovuto svolgere alcune "lezioni"
ai partecipanti su quale dovesse essere la figura dell'allenatore,
la sua gestione dei rapporti con i dirigenti ed i genitori dei
giovani calciatori, il rapporto con gli arbitri. Inoltre avrei
dovuto provvedere a "spiegare" lo sviluppo motivazionale, che
cosa fosse l'agonismo e l'aggressività. Infine "far capire" come
gestire il gruppo attraverso una "giusta" comunicazione, che cosa
fosse lo stress e "come ci si difende dall'ansia", come "far apprendere"
e con quali modalità stimolare la creatività nei giovani calciatori.
__Tutto inequivocabilmente molto
interessante e … apparentemente "logico e corretto". Il Corso
prevedeva anche un manualetto, che sarebbe stato consegnato loro
dagli organizzatori e che "spiegava" tutti gli argomenti da me
sopra esplicitati.
__Ho pensato di non insegnare ai
corsisti, di non utilizzare una formula didattica che si basasse
su un approccio "ex-cathedra". Ho voluto invece preparare del
materiale che consentisse agli astanti di essere attivi, produttivi
nella partecipazione, di intervenire e non subire la presenza
dello specialista.
__Per raggiungere tali obiettivi
mi sono servito di:
un ascolto attento dei bisogni che mi esplicitava il Responsabile
della Federazione;
delle mie risorse personali e professionali;
del testo in dotazione a loro, affinché tutto avesse una coesione
generale d'intenti ed anche per evincere alcuni spunti adatti
alla riflessione.
__Ecco com'è nato il primo corso
per allenatori a cui ho applicato il Metodo Reflecting.
__Mi sono costruito così una serie
di "sollecitatori alla riflessione", brevi frasi, scritte con
colori diversi, che promuovevano un impulso alle esplicitazioni
dei frequentanti. In quell'occasione utilizzai come sollecitatori
dei lucidi su lavagna luminosa che permisero ai presenti un coinvolgimento
vivace ed interessato. Nessuno ricevette il giudizio, nè fu consigliato
o tantomeno direzionato. Il mio ruolo fu quello di agevolare,
facilitare e mediare i vari interventi (v. Manuale….), aiutare
a sostare su un elemento che poteva essere particolarmente stimolante
ed invitante per eventuali approfondimenti. Erano loro che divenivano
i veri protagonisti dell'evento, senza che lo specialista "salisse
in cattedra" e dirigesse i lavori. Si sentivano a loro agio e
non vedevano l'ora, dicevano (e si vedeva!), di essere presenti
agli incontri successivi e di sollevare dubbi e perplessità che
imparavano, da se stessi, a sciogliere attraverso la riflessione,
personale e di gruppo, riordinando così le idee, facendo maggiore
chiarezza sul loro ruolo professionale, in termini di relazione
con le varie componenti di una ipotetica Scuola Calcio. Quasi
tutti intervenivano e portavano esperienze, conoscenze, consapevolezze.
__Tra i tanti aspetti ne emergevano
alcuni inerenti la poca collaborazione con i genitori, che rischiavano
di essere visti e concepiti prevalentemente quali elementi di
scontro e conflitto. D'altra parte sui giornali cominciavano ad
essere pubblicate notizie di risse in campo tra squadre di allievi
e rispettivi genitori. Noi stessi, durante gli incontri, ascoltavamo
interventi in cui venivano narrati episodi dove alcuni genitori
urlavano offese ed ingiurie contro la squadra avversaria, l'arbitro
e persino contro il "proprio" allenatore, "reo" di non aver fatto
giocare sufficientemente i propri figli! Abbiamo ascoltato anche
allenatori che sentivano genitori che, durante le partite, spronavano
i loro figli a gesti violenti contro gli altri bambini!
__I corsi si seguirono nel 2005 per
allenatori della regione Toscana e nel 2007 fu organizzato, sempre
dalla FIGC di Grosseto, un corso per dirigenti, durante il quale
utilizzai anche qui il metodo reflecting. Fu un'altra occasione
di sollecitare riflessioni su uno sport che potesse essere più
basato sul gioco, sul divertimento, sul rispetto e si tentò di
coinvolgere, con le proposte dei nostri progetti, tutte le componenti
formative che ruotavano intorno ai giovani calciatori: allenatori,
dirigenti e genitori. Spesso le società preferivano investire
in accessori sportivi (borse, scarpette e completi griffati) piuttosto
che in percorsi di miglioramento delle risorse umane.
__Comunque, intanto, due delle componenti
(allenatori e dirigenti) cominciavano ad essere sensibilizzati
sul valore educativo dello sport, sull'importanza dell'attività
motoria come divertimento e rispetto di sè e dell'altro. Tuttavia
le componenti erano ancora distanti, non c'era un luogo dove si
potevano incontrare e scambiarsi opinioni, pareri, lanciare proposte.
Inoltre mancava ancora all'appello la terza componente formativa:
quella dei genitori.
__I progetti di reflecting per le
scuole calcio
__Nel 2005 fummo contattati dalla
Scuola Calcio "SauroRispescia" di Grosseto per l'attivazione del
progetto "Impariamo a comunicare" rivolto ad allenatori, dirigenti
e genitori della struttura. Ci chiesero di organizzare un incontro,
com'erano soliti fare con altri specialisti: noi ne proponemmo
sei. Ne furono accettati tre e non inclusero i genitori per mancanza
di "investimento" culturale ed educativo. Comunque iniziammo ad
incontrare prima gli allenatori, poi i dirigenti, infine li vedemmo
in un incontro plenario per migliorare la vision comune, elicitando
così la coesione perlomeno di alcune componenti della Scuola Calcio.
In particolare collaborò con noi sino al 2006 il Prof. Amedeo
Gabbrielli, responsabile degli allenatori, preparatore atletico
diplomato Isef. Egli, condividendo con noi la sensibilità per
uno sport rivolto ai bambini basato sulla educazione motoria,
sugli aspetti ludici fondò in quell'anno il Circolo dello sport,
una nuova e diversa Scuola Calcio, che ha attivato con noi, questo
anno, un percorso di riflessione sul tema "Giocare... a calcio",
finalmente coinvolgendo anche i genitori. Il reflecting è stato
utilizzato in due plessi: presso la Parrocchia del Cottolengo
e presso il Campo "Bruno Zauli", entrambe a Grosseto. Sei sono
stati gli incontri, con partecipazione sentita da parte di tutte
le componenti.
__Tra i nostri sguardi, gestualità
e misurate proposte verbali, tutti hanno potuto esprimersi con
interesse e motivazione al confronto e pronunciarsi rispetto a
tante considerazioni offerte, come ad esempio quelle inerenti:
vittoria / sconfitta
gioco del calcio /calcio
avversario / nemico
essere una squadra
il passaggio della palla quale atto comunicativo-relazionale
rispettare
incitare…tifare…offendere…
__Il reflecting ha aiutato tutti
i partecipanti a riflettere sulla violenza, sulla rilevanza della
coesione nei messaggi educativi, sull'importanza del saper stare
insieme. È emerso quanto i bambini strutturano i loro comportamenti
sui modelli educativi offerti loro: "sotto i loro occhi" sarebbero
stati negativi e non edificanti atteggiamenti come l'offesa dei
genitori all'allenatore, urla e proposte di gesti violenti in
campo, richieste dei genitori che invadevano il ruolo dell'allenatore,
allenatori che offendevano i piccoli giocatori e che basavano
i loro interventi su aspetti meramente tecnici e non sul piacere
del gioco.
__Finalmente esisteva un luogo fisico,
comune a tutte le componenti "adulte", e che, grazie al reflecting,
trovavano motivo di ascolto, attenzione e scambio comunicazionale.
__Ecco, emergeva sempre più chiaramente
la sensibile differenza tra "il calcio" e... "il gioco del calcio".
Giocare, questo, dovrebbe essere, "il compito" dei piccoli atleti,
dei bambini. Non divenire "calciatori", bensì "giocatori di calcio".
È chiaro anche quale sia l'enorme pressione mediatica che genitori
e bambini da una parte ed allenatori e dirigenti dall'altra, "debbano"
sopportare! Andare contro corrente non sempre risulta semplice
ma c'è chi ha fatto una scelta netta, chi ha iniziato con coerenza
e nettezza d'intenti, preferendo organizzare e gestire strutture
sportive "diverse", dove certamente è data importanza a quello
sport (anche se poi vedremo che non è vero neppure questo!). Pensate
che Il Circolo dello Sport ha iniziato con 5 bambini e nel giro
di un anno è passato ad averne 55; ora ne sono iscritti 160. Non
sono qui a dire che è stato merito nostro. Non sarebbe vero. Voglio
affermare, tuttavia, che battersi per certi valori, verso la progettazione
di attività sportive basate sul divertimento al di là del risultato,
senza stressor provenienti dall'interno della struttura sportiva
né dalla costellazione familiare, favoriscono nel bambino acquisizioni
di modelli comportamentali strutturati sul rispetto, l'onestà,
lo scambio. Noi li abbiamo stimolati e sostenuti:i nostri progetti
andavano nella loro direzione. Si osservi il "diplomino" finale
che hanno consegnato a tutti i bambini iscritti alla loro Scuola
Calcio: quanto le loro messaggerie sono in sinergia con i nostri
stimoli.
__In questo senso, per esempio, qualcosa
è stato introdotto dalla FIGC: la stretta di mano tra i piccoli
giocatori prima e dopo la gara, stimolare a far giocare tutti
i bambini. (v……)Questo, tuttavia, non è certo esaustivo!
__Il
nostro ruolo, all'interno del settore giovanile di una Società
Sportiva ( non solo quelle relative al Calcio che, si capisce,
ha l'effetto maggiormente trainante sulla popolazione giovanile)
dovrebbe e potrebbe essere proprio quello di incoraggiare e favorire
il riappropriarsi del senso positivo e formativo dell'attività
ludica, soprattutto per soggetti minorenni. Una interesse che
dovrebbe andare, in modo particolare, verso attenzioni allo sviluppo
affettivo, emotivo, cognitivo, intesi come considerazione alla
globalità del bambino.
__Ecco
allora che le Società Sportive, potrebbero essere sostenute da
noi a sviluppare un investimento sulla cultura educativa.
__
Un intervento, quello dello specialista abilitato all'utilizzo
del metodo reflecting, che si differenzia da quello di coloro
che vorrebbero misurare le competenze, analizzare gli obiettivi,
seppur minimi, a breve, medio e lungo termine, controllare le
tassonomie degli skills conseguiti. Certamente egli dovrà saper
analizzare il contesto in cui egli opera, dimostrando di possedere
capacità scopico-diagnostiche, al fine poi di stimolare tutte
le risorse umane presenti nella struttura, agevolare gli scambi
comunicazionali, spronare l'attivazione di un atteggiamento collaborativi,
consentire la soddisfazione di bisogni educativi individualizzati,
agire sulla motivazione allo "stare insieme" in modo rispettoso,
anche con gli avversari e …che questi non siano più visti come
nemici,come invece ancora avviene in qualche società sportiva:lo
testimonia questo documento.
__Il reflecting e le attività motorie
per anziani
__Abbiamo
utilizzato il reflecting in altre occasioni sportive, per esempio
con gli anziani.
__Stavolta
è la UISP (Unione Italiana Sport per Tutti), sezione Anziani in
Movimento che ci ha contattato nel 2005. Il responsabile della
UISP Sergio Stefanelli, ha stretto con noi un rapporto di collaborazione.
La cooperazione è nata con la richiesta da parte loro di organizzare
alcuni convegni nei centri di quartiere, con la finalità di sollecitare
gli anziani a svolgere attività in genere, tra cui quelle, diciamo
così, "motorie". Ottima proposta, quella di stare a contatto con
le persone, che noi abbiamo "colto al volo". Solo che, come ci
capita fare, debbo dire, abbastanza spesso, abbiamo "scombinato"
i loro piani proponendo tre incontri, uno nel Quartiere Barbatella,
gli altri due presso il quartiere Gorarella e Centro. Ogni volta
erano presenti un buon numero di anziani e siamo stati con loro
ascoltando le loro esigenze, aiutandoli a soffermarsi su alcune
affermazioni, proponendo delle riflessioni che essi hanno accolto
con interesse e gradita partecipazione. Già la proposta di mettersi
in cerchio ha provocato una sollecitazione prossemico-relazionale
nuova, che ha suscitato curiosità e possibilità maggiore, a detta
loro, di esprimersi. Emergeva così che muoversi significava anche
provare piacere, stare bene con se stessi e con gli altri, contribuire
ad avere esperienze che possano innalzare il tono dell'umore.
Gli anziani dichiaravano un benessere generale purchè le attività
motorie a loro proposte non divenissero, come talvolta accadeva,
ripetitive e monotone. Affiorava tra le persone anziane il bisogno
che la loro associazione ponesse attenzione non tanto agli esercizi,
bensì ai contesti relativi all'ambito relazionale: le attività
sportive erano per loro un momento di ritrovo, un luogo dove incontrarsi,
perché no ridere e scambiarsi idee. Il reflecting ha contribuito
a far sì che le persone anziane potessero evidenziareare le loro
considerazioni, e alla UISP di prendere in considerazione le richieste
che provenivano dagli associati.
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Altri interventi di reflecting applicati allo sport
La nostra presenza è stata poi richiesta
per riflettere su altre tematiche inerenti lo sport, con la platea
che, in entrambe le occasioni, si è dimostrata piacevolmente sensibile
agli impulsi da noi offerti. In questi incontri ci hanno chiesto
interventi su:
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la dispersione sportiva (il
fenomeno dell'abbandono di uno sport, dopo poco tempo di frequentazione,
da parte dei giovani): qui abbiamo aiutato gli astanti a far emergere
l'importanza di evitare allenamenti ripetitivi, gesti "robottizzati"
ed invece la necessità di tornare agli aspetti di ben-essere,
creatività, gioia ed agio, che dovrebbero essere poi la traduzione
prassica della parola "sport";
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Le Boulch metteva in guardia, già alla fine degli anni '80, sulla
tendenza eccessiva e talvolta spasmodica, della prestazione e
del risultato: " Questo modo di concepire lo sport - egli diceva
- non può non rappresentare un pericolo per lo sviluppo della
persona e pone il problema sia della precocità dell'allenamento
che quello del suo carattere intensivo".
__la
polisportività (la possibilità di conoscere nella pratica sport
diversi): un'importante sinergia conoscitiva di tanti gesti che
non debbono essere resi meccanici, ma che, invece, se conosciuti
nelle loro dimensioni polidinamiche, possono contribuire per i
bambini, nei momenti diversificati di aggiustamento-accomodamento,
al divertimento, al piacere ed a raggiungere un auto-orientamento,
senza che né i genitori né i mass media possano più condizionarne
eccessivamente le scelte.
__Per
lo sport :i nostri progetti futuri
__Il
reflecting, inoltre, viene da noi proposto: nell'attivazione di
sportelli di ascolto individuali, all'interno della Società Sportiva
(rivolto a tutte le componenti); a squadre composte da atleti
che abbiano un'età maggiore di 14 anni, quindi anche di professionisti,
per migliorare alcune finalità, come ad esempio: divenire un'equipe;
giocare anche per la squadra; migliorare la comunicazione; la
possibilità di "leggere" un evento sportivo da partecipare e di
rileggere "in gruppo" un evento sportivo già effettuato per evidenziare
elementi di criticità e positivizzazioni. È noto quanto sia importante
"lo spogliatoio" per il raggiungimento di certi obiettivi e performances,
nel senso che se c'è un ambiente ricco di agio, comprensione c'è
anche soddisfazione, allegria, gradevolezza nello stare insieme.
__Dell'importanza
dell'aspetto relazionale, dell'efficacia sportiva che proviene
da contesti ricchi di piacevolezza e ben-essere ne sono state
testimonianza alcune dichiarazioni. Alle recenti Olimpiadi il
vincitore, italiano, della gara dei 50 km di marcia ha dichiarato
"non sono felice perché ho vinto, ho vinto perché sono felice
quando corro" ed il vincitore e record-man dei 100 e 200 piani
ha più volte ribadito che per correre così scioltamente lui si
deve divertire! Deve sentirsi il sorriso addosso e non la sensazione
di fatica.
__Questo
è lo sport e questo è lo sport che vuole stimolare il reflecting.
__In
sintesi
__Un
nuovo e più piacevole modo di stare insieme, quello proposto dal
metodo reflecting, che suscita nelle persone di ogni età, voglia
di esserci, di tornare a stare insieme, di rivedersi, di ascoltare
e di essere ascoltati. Un' atmosfera, quella che propone lo specialista
abilitato all'utilizzo del metodo reflecting, che richiama alla
disponibilità allo scambio, all'accettazione delle narrazioni
presentate, a creare le intese.
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