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FONDAMENTI NEURO FISIOLOGICI IN CLINICA REFLECTING: NEURONI SPECCHIO, INTERSOGGETTIVITA', COMUNICAZIONE GESTUALE
Anna Migliaccio
__ Nella nostra esposizione ci occuperemo dei "neuroni specchio" e intersoggettività, esamineremo le nozioni di simulazione incarnata e consonanza intenzionale per coglierne il significato nell'intersoggettività in generale e nella clinica Reflecting in particolare. Vedremo come i neuroni specchio sono implicati nell'auto riconoscimento allo specchio, e come riteniamo lo siano nell'auto riflessione che il nostro metodo clinico propone. Esamineremo una interessante ipotesi sull'origine del linguaggio verbale dai gesti dei nostri antenati, per meglio caratterizzare la comunicazione non verbale nel suo fondamento neuro fisiologico.
__ Ci chiederemo quale sia l'impatto di queste scoperte sul metodo clinico Reflecting, e se in queste scoperte possano trovarsi nuove risorse e nuovi problemi.
__ Recentemente sono apparse in Italia quattro pubblicazioni sull'argomento neuroni specchio: Marco Iacoboni, scienziato italiano docente presso l'università statunitense UCLA di Los Angeles ha pubblicato il testo "I neuroni specchio. Come capiamo ciò che fanno gli altri" edito da Bollati e Boringhieri nel 2008, traduzione italiana della medesima opera pubblicata in inglese negli Stati Uniti, sempre nel 2008.
__ Giacomo Rizzolatti e Lisa Vozza hanno pubblicato un agile studio (poco più di un centinaio di pagine) dal titolo "Nella mente degli altri. Neuroni specchio e comportamento sociale" editore Zanichelli, 2008. In questo testo si trova una interessante ipotesi sull'origine del linguaggio verbale.
__ Di poco precedente è il testo di Giacomo Rizzolatti e Corrado Sinigaglia "So quel che fai: il cervello che agisce e i neuroni specchio" la cui prima edizione risale al 2006 presso l'editore Cortina.
Citiamo infine il saggio di Vittorio Gallese "La molteplicità condivisa. Dai neuroni specchio all'intersoggettività" pubblicato nella raccolta di saggi "Autismo: L'umanità nascosta" del 2006.
__ Questa, che è la bibliografia essenziale della nostra esposizione, è una raccolta di testi modesta e come vediamo recentissima.
__ La divulgazione dell'argomento negli Stati Uniti non è di molto precedente. Vilyanur Ramachandran, uno dei massimi neuro scienziati viventi, ha scritto: "i neuroni specchio sono per le neuro scienze ciò che il DNA è stato per la biologia: una rivoluzione scientifica che implica un cambiamento di paradigma". "Per decenni afferma Rizzolatti ha dominato l'idea che le aree motorie della corteccia cerebrale fossero destinate a compiti puramente esecutivi, privi di valenza percettiva e meno che mai, cognitiva"
__
Predominava l'idea di un cervello non solo specializzato per centri di attività separati, ma anche gerarchico, strutturato per funzioni "superiori" e funzioni meramente vegetative ed esecutive.
__ In questa concezione nasce il problema, non ancora risolto, di dover ipotizzare una funzione di raccolta e "coordinamento dei dati", ed è qui che si manifestano alcune incongruenze e contraddizioni.
Anche l'evoluzionismo di Darwin ha offerto un proprio contributo alla concezione del cervello: il sistema nervoso, così come oggi ci appare, è il risultato di un processo di filogenesi, che lascia traccia di sé nell'articolazione del sistema nervoso in tre "cervelli":
- un cervello rettiliano, originario, che ci apparenta ai progenitori più antichi tra le forme di vita animale conosciute, oggi coincidente con le aree dell'amigdala, dell'ippocampo, ovvero del sistema limbico, responsabili delle emozioni, delle pulsioni originarie aggressive e sessuali;
- un paleo cervello responsabile delle funzioni neuro vegetative;
- un cervello evoluto formato dalla corteccia, la quale ci distingue dai primati non umani proprio per le sue dimensioni e per più abbondanti circonvoluzioni, dove hanno sede i processi cognitivi tipicamente umani, come il pensiero, il linguaggio le facoltà di astrazione e ideazione.
Secondo il modello dell'ontogenesi che ricapitola la filogenesi, la conferma di queste ipotesi si troverebbe nella genesi del sistema nervoso del feto in utero: all'inizio si forma un tubo neurale che poi evolve nella spina dorsale e nel sistema limbico, mentre la corteccia cerebrale si arricchisce nelle ultime settimane di gestazione.
__ Negli ultimi decenni non sono mancate teorie alternative, che hanno posto l'accento sull'elemento plastico e organico del funzionamento del cervello, e non sono mancate neppure critiche fondate al modello localista specialistico.
__ Ma l'avvento dei moderni strumenti di indagine diagnostica sembra confermare in larga parte alcuni aspetti del paradigma: a certe lesioni corticali corrispondono precise e prevedibili perdite di funzioni.
__ La concezione della corteccia cerebrale mappata per aree specializzate per funzioni è un dato provato sia attraverso la clinica che le evidenze sperimentali.
__ Gli strumenti di indagine e diagnostica che vedremo utilizzati dai nostri autori lo confermano in larga misura. L'uso della risonanza magnetica funzionale (fMRI) e della tomografia ad emissione di positroni (PET) ci mostrano neuro immagini di vaste aree corticali la cui attivazione durante l'esecuzione di compiti motori, o di stimoli e osservazioni di immagini, si manifesta attraverso una maggiore irrorazione sanguigna.
__ Inoltre, con l'ausilio della TMS (stimolazione transcranica con una serpentina di rame) vediamo come sia possibile indurre momentanee "lesioni" o disattivazioni di aree corticali circoscritte, che mostreranno una ipofunzionalità di circa 30 minuti, e confermeranno l'ipofunzionalità corrispondente.
Sui primati non umani vengono utilizzati strumenti di indagine più precisi, con l'uso di micro elettrodi impiantati nell'encefalo, in grado di registrare l'attività elettrica di singole cellule.
__ Questa tecnica, per il suo carattere invasivo, pone ostacoli etici all'applicazione sull'uomo, ed è stata utilizzata solo per monitorare forme di epilessia particolarmente resistenti.
__ Tutte queste opportunità hanno profondamente trasformato la conoscenza del SNC negli ultimi decenni.

La scoperta dei neuroni specchio: evidenze sperimentali nell'uomo e nei primati

__ La scoperta dei neuroni specchio sembra avvenire per caso, cioè per quello che Walpole chiamava serendipità: una scoperta casuale e non ricercata di qualcosa di importante. A questo genere di scoperte sembra appartenere anche quella della penicillina, che forse è una delle più rivoluzionarie della storia della medicina.
__ Ad un gruppo di macachi vengono impiantati micro elettrodi nella corteccia frontale premotoria (area F5), nell'ambito di un protocollo sperimentale che nulla aveva a che fare con la ricerca di cui trattiamo.
__ Agli animali vengono offerte delle noccioline come premio per l'esecuzione di compiti assegnati. Ora, dato che l'apprezzamento delle arachidi è una delle cose che ci accomuna ai primati non umani, e ogni tanto le arachidi finiscono per mangiarle anche i ricercatori, accade che i neuroni motori del macaco si attivano (cioè mandano una scarica elettrica, "sparano") anche alla vista di questo atto compiuto dagli umani, allo stesso modo di quando le mangiano essi stessi.
__ Si individua così una classe di neuroni che si attivano sia mentre l'animale esegue un compito, sia mentre osserva altri compierlo.
__ Ci si avvede che un analogo meccanismo è presente nella corteccia uditiva: il macaco riconosce il suono di una nocciolina che viene sbucciata, anche senza osservare l'azione, e attiva le stesse aree corticali che utilizzerebbe per compiere l'azione.
__ Negli animali questo fenomeno è circoscritto alle azioni transitive, cioè compiute con la bocca o con la mano su un oggetto.
__ Ecco: inizialmente la scoperta dei neuroni specchio è tutta qui.
__ Eppure, già così non è una faccenda di poco conto, perché intanto mette in discussione il ruolo delle aree corticali motorie e uditive, e getta una nuova luce sul loro modo di attivarsi, che è appunto attivo e non passivo.
La percezione di una azione o di un suono evocativo di un atto motorio, mette in moto una sorta di preparazione del cervello ad agire.
__ Subito ci si domandò se un meccanismo simile esisteva anche nell'uomo. La ricerca non poteva che effettuarsi su volontari con strumenti di indagine non invasivi, come quelli di cui abbiamo parlato poc'anzi. Questi ultimi hanno un limite: quello di fotografare l'attività di aree vaste e non di singole cellule.
__ Non ostante ciò, il sistema specchio nell'uomo viene rilevato. Ci si avvide da subito che esso presenta caratteristiche ben più complesse e raffinate di quelle presenti nel cervello animale.
__ Vennero effettuati una serie di esperimenti riguardanti emozioni primarie, come il disgusto: l'osservazione della faccia di qualcuno che sta annusando una sostanza dall'odore disgustoso attiva nell'osservatore un meccanismo specchio localizzato nell'area dell'insula, provocando l'attivazione di una sensazione mimica di disgusto. La visione di un uomo che parla attiva le aree motorie deputate alla produzione motoria del linguaggio. Non così l'osservazione di un cane che abbaia. Ne emerge che il meccanismo specchio può attivarsi solo quando una specie è predisposta per poter effettuare un certo atto motorio, ossia quando ne possiede la competenza motoria.
__ La parte più interessante riguarda però la percezione delle intenzioni o degli scopi di un comportamento.
__ Viene fatta osservare una tavola imbandita e una tavola in disordine, che si presuppone da rigovernare, insieme a una mano che si appresta a prendere una tazza, con presa di precisione o piena. Si riscontra l'attivazione di aree leggermente diverse, che presuppongono il predisporsi a compiere uno stesso atto con due diverse intenzioni: bere, o rigovernare, anche quando viene mostrato addirittura solo il contesto, e non la mano che compie il gesto.
__ Questo significa che il meccanismo specchio è in grado di farci cogliere in anticipo lo scopo di una azione, di farci prevedere con buona probabilità che genere di atto un altro sta per fare, e di attivare in noi una mimesi di quello stesso atto, per imitazione, nel caso in cui siamo in grado di compierlo a nostra volta.
__ Perchè e come può avvenire una cosa del genere?
__ Un simile meccanismo è utile alla sopravvivenza?
Per molto tempo si è ritenuto che la comprensione del comportamento altrui fosse un processo cognitivo di rappresentazione e ideazione, fatto di ipotesi e di inferenze. E invece no. La comprensione del comportamento altrui è una mimesi visuo motoria che predispone all'imitazione del comportamento, precedente e a priori della coscienza.
__ In pratica comprendo ciò che un altro fa o prevedo ciò che sta per fare solo immedesimandomi in lui mediante facoltà motorie.
__ Forse a questo punto ci risulta più chiara la necessità che queste scoperte abbiano a provocare un mutamento di paradigma.
__ Le aree motorie della corteccia non solo hanno a che vedere con i processi cognitivi, ma ne sono le principali responsabili, così come la percezione degli stati e delle emozioni altrui ha a che fare con analogo processo di immedesimazione mimetica. Capire equivale al pre - disporsi a fare. Capire ciò che gli altri sentono, equivale a sentire in sé in modo mimetico, a immedesimarsi per empatia.
__ La percezione dell'azione compiuta da altri non è un processo cognitivo astratto, fondato su rappresentazioni e ideazioni, ma è una esperienza motoria mimica. Si tratta di un processo involontario e non linguistico, di cui possiamo anche essere inconsapevoli.
__ Questi processi sono probabilmente alla base dell'apprendimento, che avviene per imitazione.
__ In uno degli esperimenti, viene fatto osservare un maestro di chitarra che esegue degli accordi, e si chiede di cercare di imitarli dopo l'osservazione. Si riscontra che durante l'osservazione si attivano le aree motorie deputate all'esecuzione, insieme a quelle della visione e dell'udito.
__ Quindi non esiste alcuna separazione netta tra i processi cognitivi superiori e l'attività motoria.
__ Tutta la comunicazione umana, tutte le relazioni intersoggettive si fondano esattamente su questi meccanismi.
__ Il loro incepparsi o il loro difettare possono spiegare importanti patologie sia a carico dell'affettività che dell'apprendimento, come l'autismo.
A quest'ultimo aspetto dedicheremo a breve qualche cenno.

Neuroni specchio, intersoggettività, auto riflessione

__ La capacità di riconoscere la propria immagine allo specchio non è esclusiva nel genere umano, ma è presente anche in alcune specie animali, in particolare nelle grandi scimmie antropomorfe.
__ Contrariamente a quanto pensava Darwin, gli oranghi sono in grado di superare questo test, soprattutto se sono cresciuti in una ambiente umanizzato, e lo sono perfino gli elefanti e i delfini.
__ Inoltre, come è noto, l'auto riconoscimento allo specchio non è una capacità presente alla nascita, e non si sviluppa prima del secondo, terzo anno di vita.
__ Un interessante esperimento condotto nel laboratorio di M. Iacoboni ha mostrato che esiste un nesso tra il riconoscimento di sé e il riconoscimento degli altri, e che in questa attività neurale è implicato l'intero sistema dei neuroni specchio.
__ Ad un gruppo di soggetti monitorati con fMRI viene mostrata la propria immagine in un processo successivo di morphing eseguito con strumenti informatici, che gradualmente trasforma l'immagine della propria faccia in qualla del migliore amico del soggetto.
__ Le neuro immagini mostrano che si è attivata l'intera area dei neuroni specchio dell'emisfero destro.
__ L'ipotesi di Iacoboni è che il sistema dei neuroni specchio si strutturi in età evolutiva attraverso le relazioni intersoggettive, e che in assenza di queste, in condizioni di isolamento, un essere umano non sarebbe in grado di superare il test dello specchio. Il sé non è possibile senza l'altro. Perciò, anche la filosofia solipsistica dovrebbe effettuare un mutamento radicale di paradigma.
__ Si definisce asomatognosia l'incapacità a riconoscere sé stessi nello specchio o a riconoscere come proprie parti del proprio corpo.
__ Questo grave disordine si riscontra in pazienti che hanno subito lesioni nell'area di cui parlavamo prima, nel giro sopramarginale dell'emisfero destro, che è implicata nell'auto riconoscimento.
__ Iacoboni ipotizza che nel sistema specchio umano, più raffinato di quello animale, esistano neuroni specchio con caratterische di livello superiore in grado sia di attivarsi alla vista dell'atto di altri, sia, nel contempo di distinguere la propria azione dall'azione altrui, inibendo l'imitazione, che seppur potenziale, non avviene.
__ Questi neuroni sono stati scoperti in aree che subiscono modificazioni in età evolutiva. Ciò spiegherebbe perchéi soggetti in età evolutiva sono più esposti all'imitazione del gruppo e hanno minori inibizioni all'esecuzione dell'azione imitata. Il loro sistema specchio non sarebbe ancora completo e sufficientemente raffinato.
__ Una serie di considerazioni portano l'autore a indagare sugli effetti dell'esposizione alla violenza, alle idee di tipo dogmatico, alla pubblicità eccetera, ipotizzando una serie di ambiti sociologici nei quali lo studio dei neuroni specchio potrebbe portare a nuove scoperte.
__ Si potranno leggere con diletto i due capitoli del suo testo intitolati rispettivamente "neuropolitica" e "neuromarketing" per capire quanto vasto possa essere il campo della ricerca.

Una interessante ipotesi sull'origine del linguaggio

A partire dai neuroni specchio, Lisa Vozza riapre il dibattito sull'origine del linguaggio verbale.
__ Con l'influenza esercitata dalla teoria dell'evoluzione, sull'argomento si sono contrapposte per un secolo due opinioni contrarie: quella che farebbe originare il linguaggio verbale dai suoni emessi dagli animali e quella che invece ne troverebbe l'origine nei gesti degli ominidi nostri antenati.
__ Ursula Bellugi ha sostenuto la seconda tesi a partire dagli studi condotti sul linguaggio americano dei sordomuti (ASA) , del quale ha mostrato che si tratta di un vero e proprio linguaggio, dotato di grammatica e sintassi, e che attiva le aree corticali utilizzate per la produzione del linguaggio verbale, cioè l'area di Broca e di Wernicke.
__ La scoperta dei neuroni specchio in aree corticali afferenti alla produzione del linguaggio, come l'area di Broca e di Wernicke, e una serie di esperimenti, che qui riassumeremo, porta diversi argomenti a sostegno della seconda tesi, e diversi argomenti a sfavore della prima.
__ I suoni emessi dagli animali sembrano avere una valenza emotiva univoca, e si rivolgono per lo più non ad un singolo individuo ma a tutto il gruppo.
__ Gli analoghi umani di questi versi, cioè urla, pianti, risate, attivano aree profonde dell'encefalo, afferenti al sistema limbico responsabile delle emozioni, e non alle aree corticali dove si produce il linguaggio.
__ Negli esperimenti che ci apprestiamo a descrivere, troveremo la prova della stretta connessione neurale di bocca e mano nella produzione del linguaggio verbale umano, e dunque un buon argomento a favore della tesi gestuale.
__ Ad un gruppo di volontari viene chiesto di afferrare con la mano un oggetto, grande o piccolo, e contemporaneamente di aprire la bocca, con apertura identica.
__ Si rileva che la bocca viene spontaneamente aperta di più quando l'oggetto afferrato è più grande. Si chiede poi di pronunciare suoni larghi come "A" e suoni stretti come "U" chiedendo nel contempo di aprire la mano e si riscontra lo stesso parallelismo: la mano si apre di più quando si pronuncia un suono largo, come A.
__ Pronunciando parole che contengono una doppia ff come nell'italiano muffa o una parola contenente una doppia rr come in carro si compiono movimenti della lingua più o meno impegnativi. Qualche autore osserva che a queste caratteristiche delle parole potrebbero corrispondere le caratteristiche dimensionali degli oggetti che le parole indicano.
__ Anche in questo caso si mostra una differente attivazione delle aree motorie corrispondenti a braccio e mano.
__ Vediamo in sintesi gli argomenti che giocano a sfavore della tesi dell'origine del linguaggio a partire dai suoni animali, e a favore dell'altra tesi, dell'origine gestuale:
__ i versi degli animali hanno una connotazione emotiva univoca
__ si rivolgono ad una generalità di propri simili
attivano aree cerebrali "profonde" collegate alla produzione delle emozione delle emozioni nel sistema limbico nell'uomo i suoni con valenza emotiva come urlo, pianto, ed altri attivano quelle medesime aree profonde del cervello, e non l'area di Broca e di Wernicke. Inoltre la possibilità di emettere questo genere di suoni resta intatta in coloro che hanno subito lesioni corticali che comportano afasia.
__ I gesti dei sordomuti attivano le aree del linguaggio di Broca e Wernicke.
__ Tutte le osservazioni premesse giocano dunque a favore dell'origine del linguaggio dai gesti, e della connessione stretta tra mano e bocca nella produzione del linguaggio verbale, anche nell'uomo contemporaneo.
__ Non a caso spesso i nostri simili accompagnano la verbalizzazione ai gesti, in maniera più o meno accentuata a seconda delle culture cui appartengono.
__ Quello che comunque ci preme di più sottolineare è la stretta connessione tra la comunicazione non verbale e i neuroni specchio.
I neuroni specchio sono implicati anche nell'ascolto di parole che evocano azioni, ma, come abbiamo visto, i neuroni specchio attivano la mimesi dell'azione compiuta con il braccio e la mano.

Neuroni specchio e autismo

__ Vittorio Gallese ci illustra approfonditamente in che modo i neuroni specchio, o meglio un loro deficit, potrebbero fornire una spiegazione dell'autismo.
__ L'autismo non sarebbe, come hanno sostenuto alcuni autori, una carenza della teoria della mente degli altri, ma proprio una incapacità di percepire in maniera immediata ed empatica le azioni, le emozioni e le intenzioni degli altri.
L'autistica savant Temple Grandin descrive sé stessa come "un antropologo su Marte", espressione che dà il titolo all'omonimo saggio a chiusura dell'omonimo libro di Oliver Sacks. All'epoca dell'incontro tra il neurologo e la celebre autistica, nessuno sapeva niente dei neuroni specchio. Non ostante questo, ad una rilettura retrospettiva le ipotesi di Vittorio Gallese sembrano del tutto convincenti. Temple Grandin non ha nessun ritardo mentale, anzi svolge una attività tecnica di progettazione, e riesce ad insegnare all'Università. Dopo anni di riabilitazione riesce a vivere una vita sociale quasi normale. Quasi, perchè la sua "macchina degli abbracci" sostiuisce il contatto fisico con gli altri esseri umani, che non riesce a sopportare.
__ Nelle sue esperienze si riscontra una assoluta incapacità di cogliere intenzioni e desideri degli altri esseri umani, se non per via cognitiva, e cioè di secondo grado, non immediata, e piuttosto farraginosa.
__ Altrettanto straordinaria appare la sua intatta capacità empatica con gli animali, che potremmo ipotizzare ancorata ad un sistema limbico intatto e non difettoso come il sistema specchio. Temple prova emozioni e sentimenti, ma non possiede un meccanismo comunicativo agile che la faccia stare in un mondo di simili, ai quali attribuire le medesime emozioni e sentimenti.
__ Consonanza intenzionale e simulazione incarnata sono le due espressioni che Vittorio Gallese utilizza per descrivere la comprensione automatica dell'agire altrui in un soggetto sano.
__ L'azione dell'altro risuona in noi come un eco, attraverso una mimesi spontanea. Se questo processo si inceppa, si verifica una situazione di estraniamento, di sgomento, dove l'agire degli altri, divenendo imprevedibile appare anche niente affatto rassicurante.
__ A ben pensarci, è esattamente l'espediente utilizzato dai grandi del triller. Pensiamo alle sensazioni provocate da un film come "Gli uccelli" di Alfred Hitchcock. Il film è un assoluto capolavoro.
__ Qui addirittura c'è una doppia situazione: il sistema specchio si attiva in una situazione anomala, cioè di fronte ad un comportamento animale "umanizzato", e va, per così dire, in tilt, rispetto al fine criminale di quel comportamento animale che genera un conflitto tra reazioni del sistema specchio e attività razionale.

Neuroni specchio e Reflecting

__ Il sistema specchio nell'uomo appare dunque più complesso e raffinato rispetto a quello dei primati non umani: è in grado di attivarsi alla vista di azioni anche soltanto mimate, intransitive, non rivolte su oggetti. Il sistema specchio nell'uomo è, in una parola, strutturato in maniera tale da farci apprezzare i piaceri dell'arte drammatica, della danza, del cinema e delle arti, ed è fortemente implicato nell'auto riconoscimento e nelle relazioni umane.
__ Come potrebbe non esserlo nella relazione clinica Reflecting?
Benché abbia una base fisiologica innata, il sistema specchio viene educato e modificato dall'esperienza. Perciò dobbiamo anche ipotizzare che sia continuamente modificabile e continuamente soggetto a potenziali deficit.
Il sistema specchio nell'uomo si attiva rispetto all'osservazione di azione, ma anche rispetto alle intenzioni emotive e affettive dei comportamenti degli altri: dobbiamo perciò ritenere che il sistema specchio nell'uomo (ma in larga parte anche negli animali) sia quella struttura neurale responsabile dell'empatia.
__ Abbiamo visto che il sistema specchio è implicato nell'auto riconoscimento, e di certo lo è in qualunque percorso di auto riflessione.
__ Riflettere su di sé assomiglia ad un processo di morphing: una successione di immagini di noi, dei sé che noi siamo stati e la proiezione, progettazione, del sé futuro che vorremmo essere.
__ Il soggetto si dispiega nella temporalità, e una riflessione su di sé, un processo di auto riconoscimento, non può che essere uno sdoppiamento, un contemplare quello che siamo stati che ci è ora di fronte nella memoria come una altro, che ha con noi una importante parentela, un po' come la faccia del nostro migliore amico.
__ Riflettere su di sé con l'ausilio del Reflector potrebbe avere qualcosa in comune con quel processo neurologico che si è svolto nel laboratorio di Marco Iacoboni, con l'effetto di attivare o riattivare l'intera mappa del sistema specchio.
__ Paolo Migone, psichiatra e psicoanalista, ha ipotizzato che carenze empatiche non congenite come quelle dell'autismo possano verificarsi nell'adulto, quando conflitti, meccanismi di difesa, e fin anche mentalità e pregiudizi interagiscono con il meccanismo specchio in un processo dall'alto verso il basso, inibendone o modificandone il buon funzionamento. E' ragionevole accogliere l'ipotesi che in determinate condizioni emotivo affettive di preoccupazione, stress e lutto, il sistema dei neuroni specchio possa momentaneamente disattivarsi, o andare incontro a qualche deficit.
__ E' del tutto ragionevole ipotizzare che il sistema specchio risulti alterato non solo nell'autismo (come ha ipotizzato V. Gallese ed altri, per motivi congeniti) ma anche in altre psicosi. Non si spiegherebbe altrimenti perché negli stati di delirio paranoide, il soggetto percepisce intenzioni ostili parossistiche e inesistenti, e che la scoperta dei neuroni specchio debba portarci a rileggere in una nuova luce tutti i quadri clinici psichiatrici.
__ Una seconda ipotesi vogliamo costruirla noi, e consiste nel ritenere che un particolare allenamento all'ascolto, possa potenziare il sistema specchio di un soggetto, rendendolo più efficace e raffinato. Dal punto di vista neuro fisiologico, più esteso, e che questa sia esattamente la struttura neurale che un Reflector potrebbe sviluppare attraverso il percorso di formazione che deve svolgere.
__ Per il Reflector, diversamente che per lo psicanalista, l'oggetto di interesse non è il disvelamento della fortezza dell'inconscio. L'inibizione e il conflitto, se presenti, si collocano nel vissuto corporeo del soggetto, e là si rendono manifesti nella sua comunicazione gestuale, alla quale il terapeuta risponde con stimoli di natura simile, affinché il soggetto possa da sé stesso e con le proprie risorse sciogliere quei conflitti.
__ I nostri autori ci hanno proposto un sistema specchio evolutivo, modificabile in età evolutiva: il neonato sembra già dotato di un abbozzo di sistema specchio, ma questo viene modellato dall'esperienza attraverso l'interazione con altri esseri umani.
__ Inoltre si è visto come l'esercizio di certe attività, come il teatro e la danza, o il suonare il pianoforte, modifichi da un lato la rappresentazione dell'homunculus motorio nella corteccia cerebrale, e dall'altro, il sistema specchio del soggetto. In un esperimento si mostra che i ballerini attivano più di altri il sistema specchio quando osservano altri ballerini danzare.
__ Perciò il sistema specchio non è perfettamente uguale in tutti, benché costituisca un elemento fisiologico comune a tutto il genere umano.
__ Abbiamo appreso le due nozioni di consonanza intenzionale e simulazione incarnata: Osservare l'azione altrui attiva le stesse aree corticali che sono necessarie per compiere l'azione.
__ La comprensione del significato e dello scopo del gesto altrui è una comprensione non mediata, fatta di immedesimazione nell'azione. E' un immedesimarsi empatico, un vissuto dell'altro non mediato da processi cognitivi e atti volontari. Ora, nel metodo Reflecting si utilizzano gesti, polarizzazioni nello spazio, alto basso, destra, sinistra, cerchi, spirali, punti, con associazioni connotativo simboliche.
__ Da dove viene questa valenza simbolica dei gesti? Possiamo ritenerli universali? Qual è il substrato neuro fisiologico di questa attività simbolica?
Abbiamo visto anche che l'origine del linguaggio verbale è più probabilmente da ricercare nei gesti, e dunque implica l'attività dell'area motoria della bocca e della mano, proprio dove è presente il sistema dei neuroni specchio.
__ Che tutt'altro significato neurale hanno i suoni degli animali, sempre univocamente attaccati ad un valore emotivo, e che anche nell'uomo, la sopravvivenza di questi suoni (urlo, pianto, lamento ecc.) implicano l'attivazione delle aree dell'amigdala e dell'ippocampo, del sistema limbico, e non le aree del linguaggio, che invece si attivano alla pari sia nella lingua parlata che nel linguaggio gestuale dei sordo muti. L'evoluzione dal gesto alla parola ha richiesto una mediazione di carattere cognitivo, un processo di astrazione e simbolizzazione.
__ Tuttavia, mentre la parola per giungere al destinatario ha bisogno di essere compresa, e potrebbe non esserlo se mittente e destinatario non condividono in larga parte una base culturale comune, il gesto con connotazione simbolica può passare attraverso il sistema specchio ed essere compreso senz'altro, per la via più breve, senza una complicata mediazione cognitiva.
__ Il gesto si fonda su una base biologica, così come l'espressione facciale e corporea delle emozioni, che, come sostenuto da Charles Darwin ne L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali accomuna in maniera universale tutti gli esseri umani e costituisce un tratto d'unione anche tra l'uomo e le altre specie.
__ Negli anni '60 Paul Ekman verificò l'universalità delle espressioni facciali di emozioni fondamentali, mostrando immagini di facce con espressioni di emozioni primarie di occidentali a uomini di Papua Nuova Guinea, e chiedendo poi agli stessi di fare delle facce in relazione a certe emozioni.
__ Ne emerse chiaramente una totale analogia tra le espressioni di questi uomini e le nostre. L'espressione delle emozioni è universale, benché possa, in parte, modificarsi con la cultura.
__ Desmond Morris è stato forse il più grande studioso di comunicazione gestuale del Novecento. In una sua opera dal titolo L'uomo e i suoi gesti classifica le nostre espressioni gestuali nel modo seguente:
__ Gesti innati. Sono i gesti e le espressioni già presenti alla nascita, che non hanno bisogno di essere appresi, e che si riscontrano anche in soggetti ciechi o sordi dalla nascita. Gesti scoperti. Sono i gesti che ciascuno di noi acquisisca attraverso una sperimentazione personale del proprio corpo e del suo modo di muoversi. Sono i gesti che ci caratterizzano in maniera individuale.
__ Gesti acquisiti con esercizio volontario. Quelli che apprendiamo sottoponendoci ad un lungo esercizio, come le acrobazie dei ginnasti e dei ballerini classici.
__ Gesti appresi per imitazione culturale. Quelli che ci trasmette l'ambiente e che acquisiamo in maniera inconsapevole, anche per emulazione di coloro che ammiriamo e dunque imitiamo nel nostro ambiente.
__ Gesti misti, che sono poi la maggioranza, composti da un insieme delle categorie precedenti.
__ Per "gesti" l'autore intende atti comunicativi, che trasmettono un messaggio decodificabile da parte degli altri, perciò la sua accezione di gesto non si limita al gesto della mano ma include posture, sguardi ed ogni atto comunicativo che implica il corpo. I gesti assomigliano dunque ad un linguaggio ben strutturato.
__ I gesti simbolici sono quelli che l'autore definisce, in base alla natura del messaggio, come gesti che indicano idee e contenuti astratti.
Questa caratteristica hanno i gesti del Reflector. Questi gesti hanno un'origine culturale, non innata. Non possiamo garantire della loro universalità, anche se possono avere una diffusione ben più ampia dei parlanti una lingua o ceppo di lingue. Nel lavoro del Reflector ci sono tre livelli di comunicazione gestuale, e tre livelli che implicano l'attività del sistema specchio proprio e dell'altro.
Il primo si muove sulla consapevolezza di sé: il Reflector compie un percorso di formazione che potenzia la scoperta di nuovi gesti, e si rende consapevole del patrimonio gestuale in suo possesso, così da poterlo modificare e ampliare attraverso l'esercizio volontario.
Egli sa quanto è importante la propria comunicazione sia verbale che non verbale. E' un professionista che non può ignorare neanche per un attimo l'importanza di un proprio gesto, postura, espressione, o emozione nella relazione con l'altro, e benché sia una persona normale e spontanea, non un soggetto artificiale, avrà la necessità di una continua meta analisi della propria comunicazione. Non può dimenticarsi di stare seduto di fronte a qualcuno che è dotato di uno "specchio", per quanto appannato possa essere in quel momento lo specchio dell'altro.
Il secondo si muove verso l'osservazione dell'altro, con un sistema specchio assolutamente attivato, dove la comunicazione non verbale dell'altro acquista la massima importanza.
__ Ciò non al fine di formulare costruzioni dogmatiche. La conoscenza dei gesti deve renderci accorti alle banalizzazioni di decodifica che certi autori ne hanno fatto.
__ Il linguaggio non verbale, proprio per la caratteristica miscellanea che ne abbiamo descritto, non si presta a traduzioni da vocabolario. Il nostro compito non è, del resto, quello di scrutare qualcuno con una macchina della verità che ce lo riveli attraverso i suoi gesti. Anche se ciò avvenisse il nostro compito non è smascherare menzogne, ma stimolare l'auto riflessione dell'altro in condizioni di libertà.
__ Il terzo livello è l'utilizzo consapevole della comunicazione non verbale, limitando quella verbale allo stretto necessario.

A questo punto potremmo considerare il versante critico della questione. Già, perché il nostro sistema dei neuroni specchio non è solo una risorsa, ma è anche un serio problema.La nostra tendenza ad imitarci, ad entrare con gli altri in una spontanea consonanza emotiva, a comprendere l'altro attraverso una simulazione in noi delle sue azioni e intenzioni, è anche quel sistema che conduce al condizionamento inconsapevole, ai comportamenti di massa dove l'individuo perde il controllo di sé, alla formazione dei pregiudizi. Il sistema specchio potrebbe costituire, purtroppo, la base neurale del conformismo e della normalizzazione sociale, e quindi è implicato certamente anche nella formazione dei sistemi autoritari e totalitari.
__ (Mi è capitato di rileggere un testo straordinario come Massa e potere di Elias Canetti alla luce del sistema specchio, provando a considerare la massa come quella situazione collettiva dove il meccanismo specchio prende il sopravvento sul meccanismo di controllo inibitorio, anche con conseguenze degenerative).
Del resto, lo stesso Iacoboni ci ha reso accorti sul versante problematico del sistema specchio, e su come questo sia probabilmente implicato nell'imitazione di comportamenti violenti.
__ Noi, che nel Reflecting abbiamo fatto della libertà, della negazione della diagnosi, del rifiuto di formarsi giudizi e di dare consigli l'elemento peculiare del nostro metodo clinico, potremmo a questo punto sentirci accusare di un tentativo inconsapevole di condizionamento degli altri.
__ Un condizionamento di cui non sarebbero consapevoli né il clinico né il suo interlocutore, o peggio ancora, di cui il clinico farebbe uso senza che l'altro se ne accorga.
Non è il transfert o il controtranfert della psicoanalisi.
__ A nostro avviso i contenuti che passano attraverso il sistema specchio non sono inconsci ma semplicemente a priori della coscienza, perciò dovremmo essere cauti nelle compromissioni e limitarci a definirli non consapevoli. L'ambito dei neuroni specchio non è il luogo dove si accumulerebbero contenuti rimossi, ma è ciò che sta prima, a monte della coscienza, e che non dobbiamo neppure chiamare pre conscio, perché non occorre assumere posizioni gerarchiche, e perché i contenuti veicolati dal sistema specchio qualche volta non hanno nessun bisogno di passare alla coscienza. Del resto la coscienza potrebbe assumere l'attività del sistema specchio immediatamente dopo che si è verificata. Se abbiamo provato disgusto alla vista del disgusto altrui possiamo avvederci che questo processo psichico si è verificato e renderlo oggetto di riflessione.
__ Dunque, dobbiamo rispondere a queste possibili obiezioni, affermando che il Reflector non userà un gesto farmaco al posto di una parola farmaco, né un gesto consiglio, né un gesto guida, ma piuttosto un gesto stimolo.
Che il suo repertorio gestuale appartiene alla categoria del gesto strutturato per apprendimento volontario, e perciò non può e non deve veicolare contenuti imprevedibili e diversi da quelli voluti, né desidera sorpassare la coscienza dell'altro al fine di raggiungerne l'inconscio. Questo, del resto, potrebbe parimenti accadere nelle relazioni che non pongono al centro della riflessione la comunicazione non verbale.
__ D'altra parte, la comunicazione è un tutto organico, di parole e gesti, che la stessa struttura neuro fisiologica ci propone uniti.
Semmai, il Reflector è un comunicatore che evita il conflitto comunicativo derivante dallo iato gesto - parola, che si presenta ogni qual volta esiste una intenzionalità ambigua, e una scarsa padronanza del comunicare.
__ Dal sistema specchio e dai sui problemi non può prescindere nessuno, in nessun ambito comunicativo.
Iacoboni ci invita a rimettere in discussione la nozione di libero arbitrio alla luce del sistema specchio. Negarne l'esistenza, come l'autore in qualche punto è tentato di fare, è certamente eccessivo.
Molto si deve ancora sapere del modo in cui questi meccanismi neurali interagiscono con gli altri meccanismi neurali, cioè con la coscienza e con le altre facoltà cognitive.
__ Una delle modalità l'abbiamo già scoperta: l'inibizione dell'azione da imitare, che impedisce che i neuroni specchio provochino ecoprassie, e che ci fa distinguere noi dagli altri nel momento stesso in cui ci fa apprendere che noi siamo simili agli altri. Sarebbe in queste interazioni che deve essere ricercata la radice biologica della libertà? La nozione di libero arbitrio è inscindibile da quella di coscienza, e quest'ultima è un fenomeno emergente, sia nell'ontogenesi che nella filogenesi. La libertà di scelta risulta dalla temporalità cosciente, da un percorso di storicizzazione, e dunque è esattamente il risultato di un percorso personale di auto riflessione. L'ultima nota vogliamo farla sull'importanza del contesto nel Reflecting.
__ Alcuni degli esperimenti che abbiamo descritto ci hanno mostrato come la percezione di un contesto sia implicata nell'intuizione delle intenzionalità delle azioni. La vista di un contesto (la tavola imbandita, la tavola da rigovernare) è sufficiente a suggerire ciò che la mano sta per fare: bere o pulire.
__ Questo ci suggerisce quanto sia importante evitare nel contesto del Reflecting la presenza di elementi ridondanti, disturbanti, estranei alle necessità dello stimolo alla riflessione. Oggetti, carta, penna, soprammobili, orologi, sono tutti elementi che sviano verso intenzionalità estranee, non pertinenti, mentre il tavolo di cristallo, mentre favorisce la piena visibilità della comunicazione non verbale, rimuove gli ostacoli degli elementi ridondanti.

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