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__Quando parliamo
di silenzio corriamo il rischio di confonderci, supponendo che
-letteralmente - la mancanza di parole sia espressione di un vuoto
mentre intendiamo la parola come espressione di un significato.
__Ciò che spesso manchiamo di considerare
è che il silenzio porta il peso di sentimenti inespressi e di
significati non immediatamente attingibili dalla psiche, lasciando
a possibilità ulteriori di significazioni lo spazio per emergere.
__ La persona in quanto tale è stata
creata per la relazione. Nella società contemporanea, nella quale
primeggia l'uso indiscriminato della "terapia della parola" e
dove si pensa che la parola sia l'elemento indispensabile per
esprimersi, comprendere, vivere, è molto facile accostare l'idea
di relazione al concetto di parola. Più difficile è pensare al
silenzio come strumento atto a favorire i rapporti interpersonali.
__ La nostra cultura del "rumore",
ci fa spesso dimenticare che molti, davanti ad un dolore, ad una
grande sofferenza, ad un trauma usano il "silenzio" per parlare
a loro stessi. È questo il "silenzio" a cui mi riferisco, quel
silenzio che predispone all'ascolto più profondo di sé, che promuove
l'accoglienza, la disponibilità, l'attenzione alla profondità
propria e dell'altro. Un silenzio che è per l'altro "sicurezza"
e che gli permettere di raggiungere il suo "profondo" per superare
eventuali disagi esterni; quel silenzio che lo aiuta a "riflettere"
per ritrovare l'equilibrio interiore e la serenità.
__ Silenzio inteso, quindi, come
capacità di "dialogare" con l'altro, di ascoltarlo fino in fondo,
di capire ciò che vuole comunicare e trasmetterci quando non è
interrotto nel suo "parlare". Chi sa ascoltare, allora, sa anche
relazionarsi positivamente con gli altri.
__ La cultura dominante esalta la
parola: oggi delle parole si abusa, se ne fa un uso indiscriminato
anche se spesso le stesse risultano vuote e prive di significato.
Si tende a parlare per compulsione, per realizzare un immediato
passaggio all'atto, senza capacità di mantenere dentro di sé un
pensiero, uno stato emotivo interno…..
__Si parla con superficialità e,
spesso, senza riflettere su ciò che si dice. L'uomo contemporaneo
ha paura del silenzio perché lo pone davanti alla sua "solitudine"
e preferisce parlare e lasciarsi imprigionare in un mondo vuoto,
fatto solo di apparenze. Ma quali conseguenze può portare questo
uso indiscriminato della parola? Può aiutare, a volte, è vero,
ma può anche ferire, danneggiare, tradire, orientare in maniera
errata, giudicare, dirigere.
__Parliamo spesso senza tener conto
se ciò che diciamo è quello che l'altro vorrebbe sentire. Altre
volte pensiamo invece di essere detentori di verità assolute e,
senza tener conto del profondo dell'altro, continuiamo a parlare,
parlare... creando disagi, angosce, ansie. Quando l'uomo riesce
a vincere questo bisogno irrefrenabile di parlare e si rende conto
dell'influenza spesso negativa che può avere una frase o una parola
ambigua, distorta, giudicante….solo allora riesce veramente a
promuovere e favorire i rapporti con gli altri e a promuovere
il vero "dialogo".
__ Nella nostra "cultura alfabetica"
sarebbe auspicabile capire che non è solo il linguaggio verbale
che ci permette di favorire la relazioni interpersonali. Esso
è importante, è vero, ma è altrettanto vero che esistono molti
altri atti comunicativi: sguardi, movimenti, posture, respiri….che
si dimostrano fondamentali per promuovere "sollecitazioni" atte
a favorire il "dialogo". Si tratta di una comunicazione paralinguistica:
cinesica, tonematica, prossemica ecc. che favorisce i "silenzi
conversazionali", spesso molto più incisivi ed efficaci di mille
parole.
__ E' un silenzio vissuto ed inteso
come "spazio per comunicare", come capacità di apertura ed attenzione,
che ci consente di avere da un lato un profondo contatto con la
nostra interiorità e dall'altro ci permette di attivare precise
modalità di relazione con gli altri.
__ E' il doppio valore del silenzio:
un silenzio di ascolto e uno che è parola.
__ Un silenzio che non deve essere
temuto, come spesso accade, perché ci pone nella nostra vulnerabilità,
ma un silenzio che deve essere favorito perchè orienta all' apertura,
alla disponibilità e perchè promuove la possibilità di riflessione,
di accoglienza, di ricettività sgombra da pregiudizi.
__ Solo in questo modo il "silenzio"
diventa capace di stabilire relazioni, anzi pone le basi ai rapporti
interpersonali.
__ Alla domanda: "può il silenzio
creare un rapporto?" qualche tempo fa avrei risposto che non era
possibile. Anche io vivevo la società della "parola" e non pensavo
al silenzio: lo "fuggivo" per non "conoscermi".
__ Oggi, alla luce delle mie nuove
esperienze e conoscenze, mi sono dovuta ricredere e posso affermare
che è vero: il silenzio è "parola", può parlare, può essere espressione
di qualcosa che si vuole dire, può comunicare all'altro……."il
silenzio può creare un rapporto".
__ Ritrovare e sviluppare il silenzio,
in questa nostra società che elargisce sempre più motivi di affanno
che rendono l'uomo ancora più incerto e vulnerabile, è un compito
sicuramente difficile. E' questo, però, l'unico modo per ritrovare
la vera dimensione dei rapporti interpersonali.
__ A questo punto appare chiaro che
nel Reflecting non si può trascurare tutto questo. Un buon Reflector
non può non tener conto delle opportunità comunicative che provengono
dal "silenzio". Emozioni, sorrisi, sensazioni, possono essere
appresi anche rimanendo in silenzio. Il Reflector deve saper trasformare
in efficaci sollecitatori alla riflessione (quindi deve far
parlare) gli sguardi, gli occhi, le sopracciglia, la fronte,
la bocca, il viso, le mani, il corpo, il respiro……….E' il modo
migliore per il Reflector di realizzare, in situazione di interazione,
una comunicazione non verbale intensa, in grado di aiutare positivamente
la persona che ha davanti.
__Il silenzio offre al Reflector
un' ottima opportunità comunicazionale per aiutare, favorire,
agevolare, sollecitare nella persona che ha davanti quella riflessione
che la porterà ad una maggiore conoscenza di sé, a migliorare
le sue capacità nel fronteggiare eventuali situazioni di disagio
e a compiere scelte importanti. Attraverso questo "silenzio comunicazionale",
che va oltre la parola, il Reflector faciliterà nella persona
il percorso perché la stessa giunga ad una comprensione profonda
di sé, cerchi in sé i propri pensieri, faccia affiorare i suoi
reali bisogni, riviva i propri vissuti interiori, rifletta per
ricercare in sé le risorse e le potenzialità personali al fine
di superare gli ostacoli ed intraprendere azioni positive per
raggiungere nuovi equilibri che le consentiranno di essere pienamente
se stessa e di vivere in maniera positiva il proprio avvenire
esprimendosi pienamente nel mondo circostante.
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