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LASCIAR PARLARE IL SILENZIO
Filomena Folino
__Quando parliamo di silenzio corriamo il rischio di confonderci, supponendo che -letteralmente - la mancanza di parole sia espressione di un vuoto mentre intendiamo la parola come espressione di un significato.
__Ciò che spesso manchiamo di considerare è che il silenzio porta il peso di sentimenti inespressi e di significati non immediatamente attingibili dalla psiche, lasciando a possibilità ulteriori di significazioni lo spazio per emergere.
__ La persona in quanto tale è stata creata per la relazione. Nella società contemporanea, nella quale primeggia l'uso indiscriminato della "terapia della parola" e dove si pensa che la parola sia l'elemento indispensabile per esprimersi, comprendere, vivere, è molto facile accostare l'idea di relazione al concetto di parola. Più difficile è pensare al silenzio come strumento atto a favorire i rapporti interpersonali.
__ La nostra cultura del "rumore", ci fa spesso dimenticare che molti, davanti ad un dolore, ad una grande sofferenza, ad un trauma usano il "silenzio" per parlare a loro stessi. È questo il "silenzio" a cui mi riferisco, quel silenzio che predispone all'ascolto più profondo di sé, che promuove l'accoglienza, la disponibilità, l'attenzione alla profondità propria e dell'altro. Un silenzio che è per l'altro "sicurezza" e che gli permettere di raggiungere il suo "profondo" per superare eventuali disagi esterni; quel silenzio che lo aiuta a "riflettere" per ritrovare l'equilibrio interiore e la serenità.
__ Silenzio inteso, quindi, come capacità di "dialogare" con l'altro, di ascoltarlo fino in fondo, di capire ciò che vuole comunicare e trasmetterci quando non è interrotto nel suo "parlare". Chi sa ascoltare, allora, sa anche relazionarsi positivamente con gli altri.
__ La cultura dominante esalta la parola: oggi delle parole si abusa, se ne fa un uso indiscriminato anche se spesso le stesse risultano vuote e prive di significato. Si tende a parlare per compulsione, per realizzare un immediato passaggio all'atto, senza capacità di mantenere dentro di sé un pensiero, uno stato emotivo interno…..
__Si parla con superficialità e, spesso, senza riflettere su ciò che si dice. L'uomo contemporaneo ha paura del silenzio perché lo pone davanti alla sua "solitudine" e preferisce parlare e lasciarsi imprigionare in un mondo vuoto, fatto solo di apparenze. Ma quali conseguenze può portare questo uso indiscriminato della parola? Può aiutare, a volte, è vero, ma può anche ferire, danneggiare, tradire, orientare in maniera errata, giudicare, dirigere.
__Parliamo spesso senza tener conto se ciò che diciamo è quello che l'altro vorrebbe sentire. Altre volte pensiamo invece di essere detentori di verità assolute e, senza tener conto del profondo dell'altro, continuiamo a parlare, parlare... creando disagi, angosce, ansie. Quando l'uomo riesce a vincere questo bisogno irrefrenabile di parlare e si rende conto dell'influenza spesso negativa che può avere una frase o una parola ambigua, distorta, giudicante….solo allora riesce veramente a promuovere e favorire i rapporti con gli altri e a promuovere il vero "dialogo".
__ Nella nostra "cultura alfabetica" sarebbe auspicabile capire che non è solo il linguaggio verbale che ci permette di favorire la relazioni interpersonali. Esso è importante, è vero, ma è altrettanto vero che esistono molti altri atti comunicativi: sguardi, movimenti, posture, respiri….che si dimostrano fondamentali per promuovere "sollecitazioni" atte a favorire il "dialogo". Si tratta di una comunicazione paralinguistica: cinesica, tonematica, prossemica ecc. che favorisce i "silenzi conversazionali", spesso molto più incisivi ed efficaci di mille parole.
__ E' un silenzio vissuto ed inteso come "spazio per comunicare", come capacità di apertura ed attenzione, che ci consente di avere da un lato un profondo contatto con la nostra interiorità e dall'altro ci permette di attivare precise modalità di relazione con gli altri.
__ E' il doppio valore del silenzio: un silenzio di ascolto e uno che è parola.
__ Un silenzio che non deve essere temuto, come spesso accade, perché ci pone nella nostra vulnerabilità, ma un silenzio che deve essere favorito perchè orienta all' apertura, alla disponibilità e perchè promuove la possibilità di riflessione, di accoglienza, di ricettività sgombra da pregiudizi.
__ Solo in questo modo il "silenzio" diventa capace di stabilire relazioni, anzi pone le basi ai rapporti interpersonali.
__ Alla domanda: "può il silenzio creare un rapporto?" qualche tempo fa avrei risposto che non era possibile. Anche io vivevo la società della "parola" e non pensavo al silenzio: lo "fuggivo" per non "conoscermi".
__ Oggi, alla luce delle mie nuove esperienze e conoscenze, mi sono dovuta ricredere e posso affermare che è vero: il silenzio è "parola", può parlare, può essere espressione di qualcosa che si vuole dire, può comunicare all'altro……."il silenzio può creare un rapporto".
__ Ritrovare e sviluppare il silenzio, in questa nostra società che elargisce sempre più motivi di affanno che rendono l'uomo ancora più incerto e vulnerabile, è un compito sicuramente difficile. E' questo, però, l'unico modo per ritrovare la vera dimensione dei rapporti interpersonali.
__ A questo punto appare chiaro che nel Reflecting non si può trascurare tutto questo. Un buon Reflector non può non tener conto delle opportunità comunicative che provengono dal "silenzio". Emozioni, sorrisi, sensazioni, possono essere appresi anche rimanendo in silenzio. Il Reflector deve saper trasformare in efficaci sollecitatori alla riflessione (quindi deve far parlare) gli sguardi, gli occhi, le sopracciglia, la fronte, la bocca, il viso, le mani, il corpo, il respiro……….E' il modo migliore per il Reflector di realizzare, in situazione di interazione, una comunicazione non verbale intensa, in grado di aiutare positivamente la persona che ha davanti.
__Il silenzio offre al Reflector un' ottima opportunità comunicazionale per aiutare, favorire, agevolare, sollecitare nella persona che ha davanti quella riflessione che la porterà ad una maggiore conoscenza di sé, a migliorare le sue capacità nel fronteggiare eventuali situazioni di disagio e a compiere scelte importanti. Attraverso questo "silenzio comunicazionale", che va oltre la parola, il Reflector faciliterà nella persona il percorso perché la stessa giunga ad una comprensione profonda di sé, cerchi in sé i propri pensieri, faccia affiorare i suoi reali bisogni, riviva i propri vissuti interiori, rifletta per ricercare in sé le risorse e le potenzialità personali al fine di superare gli ostacoli ed intraprendere azioni positive per raggiungere nuovi equilibri che le consentiranno di essere pienamente se stessa e di vivere in maniera positiva il proprio avvenire esprimendosi pienamente nel mondo circostante.
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